Superlega, Bucchioni: “Ceferin pensa alla gestione del potere e non alle riforme”

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Torna d’attualità il tema Superlega, dopo le parole di Andrea Agnelli che ha ribadito l’intenzione di andare avanti con il progetto, e quelle del numero uno della UEFA Aleksander Ceferin che ha minacciato l’esclusione dei club ribelli dalle competizioni europee.

A parlare della vicenda, il giornalista Enzo Bucchioni nel suo editoriale per TMW. “Volano gli stracci, le parole sono pesanti durante il “Financial Times Forum” dedicato al calcio in scena ieri a Londra, al quale hanno partecipato tutti i massimi dirigenti europei dal presidente dell’Uefa Ceferin al grande rivale Andrea Agnelli“.

Secondo Agnelli serve abbattere il monopolio dell’Uefa e su questo è stato chiarissimo – scrive Bucchioni. Secondo il presidente bianconero il sistema non funziona perché non in grado di gestire un’industria da 75 miliardi di euro nel quadro del regime monopolistico di oggi. È pendente un ricorso alla corte di giustizia europea che dovrebbe pronunciarsi a breve. Si aspetta una sentenza storica, un po’ come quella su Bosman nel 1995. Se i giudici dovesse dire che il monopolio è illegale e il sistema calcio va liberalizzato, forse sarebbe la fine della Uefa e l’immediato via libera ad altri soggetti e ad altre competizioni come la Superlega“.

“Con le carte bollate di mezzo, in questa lotta c’è addirittura in ballo il futuro della Uefa, e i contendenti se le danno senza mezzi terminicontinua Bucchioni, che aggiunge: l’idea della Superlega, sul modello Nba riveduto e corretto, non può essere demonizzata a priori e andrebbe invece coltivata e analizzata per trovare una sintesi comune”.

Il populismo di Ceferin, non a caso sostenuto da Gravina, guarda invece solo ai voti e all’appoggio delle piccole federazioni che al momento delle elezioni contano (ovviamente) come le grandi – evidenzia Bucchioni. È un calcio che pensa alla gestione del potere e non alle riforme per l’innovazione e la sostenibilità. E non ci facciamo prendere in giro dalle frasi fatte del tipo “il calcio è dei bambini che giocano all’oratorio” perché quel calcio lì non esiste più da decenni. Sono stati i signori della Fifa e della Uefa a trasformarlo in un grande business globale e adesso che faticano a sostenerlo vorrebbero tornare indietro”.

“Ormai lo scontro è totale e forse si tornerà a ragionare dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Il futuro di questo calcio indebitato e malato di gigantismo, non lo decideranno i tesserati e i praticanti incapaci di gestire il loro movimento al meglio, ma è nelle mani dei giudici europei. Il terremoto è nell’aria conclude.