Juve, Zazzaroni: “Quello che penso lo dico ora, prima di Atalanta-Milan, Napoli-Verona e Bologna-Juve”

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Lungo editoriale di Ivan Zazzaroni per le colonne del Corriere dello Sport, dove il direttore ha spezzato una lancia a favore di Andrea Pirlo.

“Lo scrivo prima di Atalanta-Milan, Napoli-Verona e Bologna-Juve, ovvero a poche ore dall’assegnazione degli ultimi posti nobili che modificheranno sensibilmente bilanci stagionali e conti economici. Cosa scrivo? Che Pirlo lo confermerei con o senza Champions”.

Si espone con queste parole Zazzaroni, nonostante la sensazione è quella che Agnelli abbia già deciso di interrompere il rapporto con l’attuale allenatore bianconero.

Non salgo sul carro del vincitore di due coppe, […]Penso tuttavia che quando si decide di consegnare a un neopatentato la Juve – il paragone con la Ferrari attuale lo trovo appropriato, ma solo se il contesto tecnico è la Champions – si è consapevoli dei rischi che una scelta tanto ardita comporta”.

Ecco le lance spezzate dal giornalista a favore del condottiero bianconero:

1) Pirlo, che ha appena compiuto 42 anni, ha cominciato ad allenare nella stagione più complicata della storia del calcio;

2) gli è stato affidato un gruppo che pochi mesi prima era uscito agli ottavi di Champions;

3) la campagna acquisti, impostata su una punta centrale con precise caratteristiche (Dzeko), è stata necessariamente corretta (Suarez) e infine abbandonata con l’arrivo di Morata, centravanti che – come mi disse un giorno un espertone – «è un ottimo attaccante, ma a fine stagione non sei mai soddisfatto di lui»”, spiega Zazza.

Zazzaroni ricorda poi che “dal mercato sono giunti inoltre McKennie, Chiesa e Kulusevski: quest’ultimo, oltre a una serie infinita di problemi, ha però dimezzato Paulo Dybala, uno dei valori più alti. Anche la sostituzione di Pjanic con Arthur (vai di plusvalenza) non ha prodotto miglioramenti sul piano dell’equilibrio tattico”.

Al prossimo Pirlo suggerisco comunque di liberare la panchina da attori urlanti e figuranti in cerca di luce e insomma di recuperare non solo fisicamente la centralità del ruolo”, ha concluso il direttore del CdS.