Juve: “E’ possibile che questa sia la stagione migliore del ciclo d’oro”

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Juve, La Gazzetta dello Sport ha pochi dubbi: “E’ possibile che questa sia la stagione migliore del ciclo d’oro”.

“Sarri si è qualificato per gli ottavi di Champions con due turni di anticipo... e non succedeva dal 2008″.

“Non solo, a un passo dalla sosta di novembre è imbattuto come, nell’era degli otto scudetti, è successo solo nel 2011- 12, annata senza coppe”.

Scrive La Gazza: “L’aspetto più interessante, in tutto questo, è l’evoluzione della Juve. Il primo anno di Conte in bianconero fu esagerato, oltre ogni aspettativa, ma la calcolatrice dice che Sarri non è da meno”.

“Numeri dopo 11 partite di A nella stagione di esordio: Conte 2011 aveva 25 punti, Allegri 2014 era a 28, Sarri 2019 è a 29”.

“Non solo, Conte e Allegri nella prima Champions si qualificarono solo all’ultima partita. Obiezioni di chi va oltre la calcolatrice: «Sì, ma il capocannoniere di Conte nel 2011 era Matri, non Ronaldo»“.

O ancora “«Sì ma Allegri, oltre i 14-15 titolari, aveva buoni giocatori, non stelle internazionali come Douglas Costa, Bentancur e Rabiot».

Accolte senza discutere e qui sta il punto: capire come evolverà una squadra che è chiaramente in transizione. La Juve di Sarri molte volte sembra quella di Allegri – un po’ lenta, mai cinica, qualche volta distratta – e in qualche altro passaggio fa vedere di essere diversa”.

I dati aiutano a capire. Sarri ha un baricentro più alto di Allegri (la sua Juve gioca a 52,7 metri, contro i 50,8 di Max), arriva più in area (11,4 tiri contro 9,6) e recupera palla più in alto (a 37,2 metri dalla sua porta, contro i 36 di un anno fa)”.

“I dati delle prime 11 partite di Allegri 2018 però sono superiori in quasi tutte queste categorie e in molte altre. Sembrano confermare una sensazione: Max, un anno fa, bloccò la sua evoluzione autunnale e, da novembre, giocò un calcio più difensivo, ipervincente in Italia ma alla lunga non troppo apprezzato dentro e fuori la società. Impossibile dire ora che sarà di Sarri ma due certezze esistono”.

“Prima: la Juve è uno degli esperimenti più interessanti in Europa. Chi guarda City e Liverpool non ha dubbi – il percorso è avviato, l’eccellenza non in discussione -, mentre a Torino c’è una Sagrada Familia, una grande opera in costruzione. Secondo: MS punterà tutto sul lavoro in campo, come sempre in carriera. Ha basato la sua vita su quello… e a 60 anni non si cambia”.

“Sarri, insomma, non ha finito con le modifiche al progetto. Conte nei suoi primi mesi fu totalizzante: provò il suo 4-2-4, rivoluzionò l’atmosfera degli allenamenti, impose un cambio di mentalità. Allegri, saggio, usò un approccio più cauto: si appoggiò a una struttura vincente e a poco a poco aggiunse il suo stile”.

“MS è a metà strada. La Juve a Mosca nel primo tempo non è stata sua – troppi giocatori fuori posizione, troppa difficoltà nel palleggio, troppi spazi concessi in ripartenza – ma dopo l’intervallo e nel finale è cresciuta con un assetto parzialmente diverso”.

“Chi vuole un pronostico da bookmaker, allora, provi in quella direzione. E’ probabile che presto vedremo Douglas Costa trequartista dal primo minuto e magari un centrocampo di palleggio, con Ramsey o Rabiot da mezzala al posto di uno tra Khedira e Matuidi”.

“Come dire, Sarri dovrà continuare a curare l’alternanza dei titolari, l’ego di Ronaldo e la buona condizione fisica del gruppo, ma non smetterà di cercare il suo calcio. Il passaggio dalla polo al giaccone, arrivato inevitabile nel freddo di Mosca, non sarà il cambiamento principale nell’inverno juventino”,