Per i 30 anni dalla scomparsa di Scirea, la Juventus apre una mostra a lui dedicata

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A 30 anni dalla morte di Gaetano Scirea, uno dei più grandi giocatori della storia bianconera e del calcio italiano, la Juventus ha deciso di allestire al J Museum una mostra dedicata allo storico capitano bianconero.

L’obbiettivo è quello di narrare le gesta del campione del mondo e farle conoscere anche ai più giovani.

La mostra si preannuncia ricchissima di foto, video, e ogni altro oggetto del mestiere che Gaetano Scirea ha onorato come pochi, dentro e fuori dal campo.

L’esposizione “Gaetano Scirea”, sarà aperta al pubblico a partire da mercoledì 4 settembre.

In questa occasione sarà presente anche la Coppa del Mondo 1982 vinta con la nazionale italiana dal “libero” bianconero.

Non potevano mancare a contorno le parole di Mariella Scirea intervistata per l’occasione dal “Corriere della Sera”:

Gaetano è rimasto sempre con me e non ha lasciato vuoti. Non ho desiderato altri anche perché avrei fatto sempre paragoni e mi sarebbe mancato ancora di più”.

In trent’anni non c’è giorno in cui non gli abbia parlato. Lo vado a trovare nel piccolo cimitero di Morsasco nelle colline di Aqui, dove sono nata”.

E poi, Mariella, racconta anche momenti più intimi come quello di come conobbe suo marito:

“Era il ‘74, Gaetano appena arrivato alla Juventus. Io lavoravo all’ex Inam, studiavo e vivevo in una pensione il cui proprietario era amico dell’allenatore delle giovanili bianconere”.

“Una sera invitò a cena la squadra e con i ragazzi c’era anche lui. Fu un colpo di fulmine per entrambi. Provo ancora la sensazione di farfalle nello stomaco e il giramento di testa. Dopo un anno ci siamo sposati”.

Mi colpì il suo sguardo colmo di semplicità e timidezza. Più che timido era riservato. Crescendo accanto a me che sono molto estroversa è migliorato, si è un po’ aperto. Aveva grande ironia e io gli facevo da spalla come fossimo una coppia di comici”.

Ci prendevamo in giro, sempre complici, unitissimi. Impazziva per le sorprese che gli facevo. Per lui erano linfa. Una volta, mentre era in trasferta a Verona, lo chiamai da Desenzano. Amore sono qui con Riccardo. Il bambino aveva tre anni e mezzo. Assistetti alla partita e tornai indietro”.