Barzagli si racconta: “Devo fare una statua a Paratici, mi ha cambiato la vita”

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Il difensore bianconero Andrea Barzagli, che la scorsa domenica ha dato il suo addio alla Vecchia Signora, in una bella intervista a La Gazzetta dello Sport ha ripercorso le tappe della sua carriera con la maglia della Juventus.

Circa il suo addio, Barzagli ha commentato:

“Era arrivato il momento giusto. Ho preso questa decisione con grande serenità. Ho avuto un’annata calcisticamente difficile, sono stato molto fuori, non mi sentivo più all’altezza degli altri. E quando sei in una squadra del genere, con dei giocatori così, allenarti diventa impegnativo, c’è tantissima qualità quindi devi star bene fisicamente”.

“Non mi aspettavo il prepartita con i ringraziamenti del presidente e la squadra schierata. Gigi che è venuto apposta da Parigi, mi ha fatto un enorme regalo“.

Barzagli ha poi ripercorso le tappe della mitica BBC:

“L’intuizione è stata di Conte, che ci ha messo a giocare a tre. Però sembravamo fatti apposta per incontrarci. La BBC esaltava le doti di ognuno. In campo bastavano gli sguardi, ci capivamo al volo. C’è stata in tutti e tre grande professionalità, grande attaccamento alla Juve e soprattutto grande voglia di migliorarsi. C’è una B in più da ricordare, quella di Gigi: un punto fisso, intelligenza e talento“.

Barzagli ha poi ricordato il mitico Mondiale del 2006:

“Il Mondiale vinto è la cosa più bella. Non me lo sono goduto come avrei voluto, avevo 24 anni e non riuscivo a realizzare in pieno cosa era successo. Quando, ancora oggi, vedo in tv Fabio Grosso che calcia il rigore… Ancora mi dà i brividi, e di più adesso”.

Barzagli ha poi commentato al delusione Champions:

“Quando ti mancano dei giocatori importanti, in quelle partite, paghi un prezzo. La Champions non è una passeggiata come la fanno apparire molti. È stata una botta per tutti. Nell’ambiente, tra gli addetti ai lavori si era diffusa l’idea che la Juve dovesse arrivare naturalmente in finale. Però non è mai scontato, in Champions. Ci siamo rimasti male anche noi perché avevamo una squadra forte, potevamo arrivare in fondo”.

Il difensore ha poi commentato il rapporto con il fenomeno portoghese Cristiano Ronaldo:

“Lui è un divo, non c’è dubbio. Lo è per quello che si è creato: è il personaggio più seguito al mondo anche sui social. Però poi è entrato nel nostro spogliatoio come uno dei tanti. Ha dimostrato prima di tutto la sua professionalità, perché è un professionista incredibile. Poi ha messo anche la sua personalità e simpatia“.

“Forse all’inizio potevamo vederlo come uno di quei giocatori che fanno la differenza e quindi non con timore ma con rispetto, poi abbiamo scoperto non solo il giocatore ma la persona. Ci abbiamo scherzato, abbiamo anche noi la chat e scriviamo cavolate, come tutti, e lui c’è. Cristiano ha sempre preso parte alle cene di squadra, come tutti. Non fa il divo, pur essendolo”.

Barzagli ha poi commentato il suo rapporto con Allegri:

“È una persona veramente genuina che specie con me, Giorgio, prima con Gigi, passava del tempo a parlare di vita, non solo di calcio. Ci ha fatto fare anche delle grandi risate, in questi anni. Nelle riunioni tecniche raccontava aneddoti in livornese. Ultimamente abbiamo tre quarti della squadra stranieraFaticavamo, Giorgio è anche livornese, a capirlo, immagino gli altri. Uscivamo dalle riunioni sempre con il sorriso sulla bocca”.

“È una persona che ti toglie quel minimo di stress e tensione che hai e che ti porta il calcio italiano. Vai a lavorare e fai le cose serie però la battuta, stemperare il momento, anche prima delle partite, aiuta. Max non è solo un ottimo tecnico, è molto bravo a curare anche i rapporti personali. Mi ha insegnato molto e secondo me è cresciuto tanto anche lui, in questi anni. Mancherà, sono stati cinque anni intensi, belli e non pesanti”.

Quanto al suo futuro, Barzagli ha commentato:

“Seguirò il corso per allenatori a Coverciano, voglio vedere se questo mondo mi appassiona. Quando fai il calciatore sei come una piccola azienda e pensi solo a te stesso, gira tutto intorno a te, decidi tu. Da allenatore devi iniziare a pensare a 360 gradi. Non è soltanto il problema di chi far giocare ma anche avere rapporti con il giocatore, con lo staff, con il medico, con la stampa, la società. È una cosa diversa. Mi affascina e spero di essere giusto per un lavoro così”.

Quanto ai calciatori che potrebbero raccogliere la sua eredità, Barzagli commenta:

“Mi auguro che Rugani e Romagnoli possano diventare colonne importanti. Loro secondo me hanno un potenziale, ma è fondamentale, per un difensore, essere punto di riferimento dei propri compagni. In questo, essendo giovani, cresceranno naturalmente. Il talento lo hanno”.

Romero ha grandi potenzialità, arriverà in un gruppo con giocatori che possono insegnare molto, sia Giorgio che Leo sono grandissimi difensori. Se sei intelligente e inizi a prendere da loro, migliori molto. E poi, quando arrivi nella Juve, oltre ad essere bravo devi avere personalità. È fondamentale”.

Barzagli chiude raccontando un retroscena del passato:

“Dovevo andare alla Juve prima della Germania, ma poi non se ne fece nulla. Con la squadra di Magath vinsi uno scudetto e poi arrivai a Torino. A Fabio Paratici devo fare una statua. È venuto di persona a vedere le partite a Wolfsburg, dove non c’è l’aeroporto, un’ora di macchina da Hannover. Una sera mi disse: “Oltre a venire a Wolfsburg noi, le 19 partite che hai giocato, le abbiamo viste tutte”. Ha cambiato la vita a me e io spero di essere stato utile alla squadra, in tutti questi anni straordinari“.