Osvaldo: “Alla Juve tutti soldatini? No, ti chiedono di rispettare certe regole, se non lo capisci è un problema tuo”

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Pablo Osvaldo, ex attaccante di Juventus, Inter, Roma, … Si fa prima a dire ex calciatore, perché le squadre nelle quali ha militato superano gli anni di carriera: 13 squadre in 11 anni di carriera, dal 2005 al 2016.

Osvaldo, ricordiamolo, ha deciso di lasciare il calcio per dedicarsi al suo gruppo rock, nel 2016, ad appena 30anni, lasciando tutti stupefatti.

La gente non capisce, pensa sia pazzo. Ho semplicemente seguito la mia passione. È una vita molto diversa dalla routine quasi militare che c’è nel calcio“, disse tempo fa Osvaldo commentando le reazioni alla sua decisione.

In effetti non c’è da stupirsi. Osvaldo è sempre stato un personaggio irrequieto, le tante squadre in cui ha militato sono li a dimostrarlo, come pure i tanti episodi che hanno segnato la sua carierà. Uno per tutti  la sfuriata contro Mauro Icardi, in una partita con la Juve a San Siro, e la successiva  lite con Roberto Mancini.

L’ex attaccante, a Milano per un concerto con la sua band i Barrio Viejo, ha ricordato la sua precedente vita da calciatore ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

Osvaldo non si riconosce più in questo calcio.“Quello che mi nausea è che il calcio non ha più un’anima, ormai è solo business. Troppa gente che vuole guadagnarci e che se ne frega della passione della gente e dei giocatori stessi”.

Ma capisce la Juventus, e non condivide Cassano che dice che lì (alla Juve) sono tutti soldatini. No, non sono soldatini. Alla Juve sono stato bene, è normale che ti venga richiesto di rispettare certe regole anche per una questione d’immagine del club. Se non lo capisci, il problema sei tu“.

Come pure rispetta Cristino Ronaldo e chi vive con passione il Calcio.Non ho la palestra in casa. Meglio un concerto. Ma non è per questo che viene meno la mia stima verso CR7 o per chi vive solo per il calcio. Semplicemente siamo diversi e ognuno fa la sua strada“.

E sono tanti anche i calciatori che ha ammirato.Da certi campioni ho imparato tanto, li credi fuori dal mondo e invece sono umili e con tanta umanità. Vieri è un fenomeno. Totti, Buffon, De Rossi e Messi mi hanno insegnato tanto. Anche perché quando a 20 anni ti ritrovi pieno di soldi la testa può girarti”.

Come pure gli allenatori, ma uno in particolare. “Zeman, Pochettino e Conte. Antonio è il più grande, non solo a livello tecnico-tattico. Uno che ti dice le cose in faccia, ma che sa anche ascoltare. Se hai le palle, gli dici che non sei d’accordo con lui, ti manda a quel paese ma poi elabora e nel caso ti dà ragione. Assurdo che sia senza panchina? Una sua scelta. Aspetta l’occasione giusta. Sarebbe stupendo se diventasse l’allenatore dell’Argentina. Almeno con lui torneremmo a vincere il Mondiale”.