Audero sulla Juve: “Li ammiro, ti fanno diventare un uomo”

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Emil Audero, attraverso un’intervista rilasciata alla Gazzetta Dello Sport, racconta di sé e della squadra in cui è cresciuto, la Juventus.

Il calciatore, italiano di origini indonesiane, attualmente è portiere della Sampdoria, in prestito dalla Juventus, e di sé racconta:

“Dimostro maturità? È un mix di fattori. In parte deriva dal mio carattere. Mi reputo abbastanza tranquillo, prendo le cose serenamente, anche se quando serve essere focalizzati sul lavoro, mi faccio trovare pronto”.

Il portiere dei blucerchiati prosegue:

“In questo senso, gli anni nel settore giovanile della Juventus mi sono serviti a fare sempre le cose al massimo, anche se poi persino nei movimenti sembro quasi rilassato. Me ne accorgo talvolta anche nelle parate: non faccio interventi scenografici, preferisco gesti più semplici e comunque efficaci”.

“Samp o Juve? Io costruisco il mio futuro con il presente” – precisa il portiere -. “Non ci penso. So soltanto che facendo bene le cose, alla fine arrivano i risultati, e si possono aprire scenari diversi. Restare qui, andare via… Alla fine sono altri che svolgono questo lavoro. Io posso determinare il mio futuro solo relativamente”.

Del suo passato, Audero ricorda:

“Avevo sedici anni quando iniziai ad allenarmi saltuariamente con la prima squadra. Più o meno in questo periodo, nei giorni della ripresa degli allenamenti dopo Natale. Da piccolo vedevo Gigi come un idolo, e trovarmi ad allenarmi con lui servì a creare un primo rapporto fra di noi. Cresciuto, poi, quando passai stabilmente in prima squadra. Da uno come Gigi impari tanto, anche nelle movenze sul campo”.

Della stellare Juve, dice:

“Quest’anno più che in passato la vedo superfavorita, con un simile vantaggio a gennaio. Conosco quell’ambiente. Si applicano tutti al massimo, sapendo di dovere dare qualcosa in più, sempre. Vincere diventa quasi un’ossessione, un pareggio sembra una sconfitta. Altrimenti lì non ci stai, quasi fosse un’armata militare. Ma c’è anche una cura estrema per la persona, prima che per il calciatore. Poi con l’arrivo di Ronaldo… Io li ammiro, ti fanno diventare uomo. Champions? Con questa rosa, sono fra le favorite, ma in Champions contano mille fattori. Certo che se penso che facevo parte del gruppo arrivato in finale a Cardiff, ancora oggi non ci credo…”.