Kakà vota Ronaldo: 10

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L’ex calciatore del Milan ricorda i suoi anni in Italia e, parlando di Ronaldo, gli assegna il massimo dei voti

Kakà nostalgico del suo periodo italiano e dei suoi tifosi, che non lo hanno mai dimenticato, ospite nella trasmissione “Grande Circulo” dell’emittente spagnola SporTV, si racconta.

Del suo ex allenatore, dice: Ancelotti è l’allenatore che mi ha valorizzato di più. Ha sempre tentato di mettere tutti a loro agio con lo scopo di fare l’interesse della squadra. Una grande dote e la utilizza in tutte le sue esperienze. In questo modo il giocatore dà il massimo anche per il suo allenatore e non solo per se stesso”.

Per Maldini ha splendide parole: “Il giocatore che più mi ha influenzato positivamente è stato Maldini. Un capitano vero. Un giorno eravamo all’aeroporto di Milano, appena atterrati da Istanbul, dopo aver perso la finale contro il Liverpool. Ci incrociammo con dei tifosi che iniziarono a insultarci, dicendo che non si poteva perdere in quel modo. Maldini si alzò, andò incontro a quei tifosi e chiese chi fosse il loro capo. Andò da lui, si sedettero insieme e gli spiegò cosa era successo. Quello vuol dire essere un capitano”.

Della scelta Real Madrid, dice: “Ero sicuro che sarebbe andato tutto bene. E invece non fu così. Mi mancò la continuità, soprattutto a causa degli infortuni, ma anche per le scelte degli allenatori”.

E su Mourinho: “Buttai tre anni cercando di convincerlo che meritavo di avere più possibilità. Ma lui sceglieva diversamente e tutto questo era fuori dal mio controllo. Però mi comportavo da professionista serio e oggi per me le porte del Real sono sempre aperte. Il rapporto con Mourinho oggi è buono. Non ce l’aveva con me, però io pensavo di dover giocare e lui pensava il contrario. Mourinho nella vita di tutti i giorni è esattamente quello che si vede da fuori. Quello che dice nelle conferenze stampa è tutto preparato nei minimi particolari. Uno stratega perfetto”.

E su Cristiano Ronaldo? Parole di grande stima:

“Cristiano è una fuoriserie, davvero. Nella vita quotidiana, gli darei voto dieci, educato sempre e con tutti. Dentro lo spogliatoio può sembrare un po’ vanitoso, ma gli do dieci lo stesso. Quando eravamo in ritiro a Los Angeles, comprava quindici telefonini e li regalava alle persone che lavoravano nel club. Quando lo intervistavano, parlava sempre bene di me. I compagni nel Real Madrid percepivano quanto mi stessi impegnando per trovare il mio spazio”.

Un accenno sui progetti futuri:

“La mia prima scelta è fare il direttore sportivo. Attraverso il calcio voglio imparare cose di altri settori. Voglio sapere di economia e finanza, sto facendo dei corsi, continuando a occuparmi di calcio da osservatore. Poi deciderò come tornare nel calcio. Come direttore sportivo o magari anche come allenatore“.