martedì, Aprile 14, 2026

Fiorentina, le 3 ragioni della crisi

La Fiorentina si è ritrovata ad affrontare una stagione quasi da incubo e piena di complicazioni, e tuttora a poche giornate dal termine, è in piena lotta per non retrocedere. La Viola si trova infatti appena sopra alla zona retrocessione e deve evitare in tutti i modi di rientrarci per rovinare del tutto un’annata cominciata e proseguita male, e soprattutto da dimenticare subito. Nonostante tutto questo e le difficoltà in Serie A, la Fiorentina è rimasta tra le squadre più in vista nell’ambito della terza coppa europea e ancora oggi gli addetti ai lavori e le quote sulla vincente della Conference League riconoscono una certa considerazione ai gigliati, ma il Crystal Palace rimane certamente una spanna avanti. Vediamo allora quali sono almeno tre motivi della crisi dei toscani in questa stagione.

Il mercato e le dimissioni di Daniele Pradè

La prima motivazione risiede senza dubbio nel mercato estivo e nelle scelte del direttore sportivo Daniele Pradé. La Fiorentina ha puntato tutto sul modulo 3-5-2 privandosi di tutti gli esterni d’attacco e cedendo dunque giocatori come Jonathan Ikoné, Kouame e Riccardo Sottil, non sostituendoli con elementi dello stesso ruolo. Sono arrivati tanti centrocampisti con caratteristiche simili e senza cambio di passo, mentre si è deciso di comprare due centravanti di peso come Edin Dzeko e Roberto Piccoli, nonostante in rosa ci fosse già Moise Kean. Non hanno certo facilitato la cosa le dimissioni improvvise di Pradé, che ha lasciato il compito di gestire il mercato al solo Roberto Goretti, prima dell’arrivo di Fabio Paratici. A gennaio qualche rinforzo adeguato, come Solomon, è arrivato, ma chiaramente a quel punto la stagione aveva già preso una piega ben precisa.

Le scelte di mister Pioli

Un’altra causa del fallimento stagionale della Fiorentina la si può individuare nella gestione di mister Stefano Pioli, tornato sulla panchina dei toscani dopo diversi anni, con l’obiettivo di fare meglio della prima volta, ma riuscendo a fare anche peggio. L’ex tecnico del Milan tornava in Italia dopo un’esperienza in Arabia e non ha mai trovato il giusto feeling con la squadra, non riuscendo a motivare i suoi e sottovalutando forse la complessità della situazione. I risultati ampiamente negativi hanno poi portato la società ad optare per l’esonero a inizio novembre dopo le prime dieci giornate, nelle quali non era arrivata nemmeno una vittoria. Al suo posto è arrivato Paolo Vanoli che, tra alti e bassi, è riuscito a risollevare l’animo della squadra e ha dare un minimo di continuità di risultati, soprattutto in Conference League dove la Viola è riuscita ad approdare ai quarti.

La dipartita del presidente Commisso

Infine, un’altra situazione che ha sicuramente influito è stata la morte di Rocco Commisso. L’ormai ex patron della Fiorentina è venuto a mancare il 16 gennaio, ma le sue condizioni non erano buone già da diverso tempo e questa problematica non ha di certo aiutato l’ambiente. Il clima già nero per le questioni di campo si è quindi aggravato e ha portato inevitabilmente staff e giocatori a una distrazione pesante ma comprensibili.

Ora si può dire che la Fiorentina abbia ritrovato in qualche modo la retta via e ci sono tutti i presupposti per chiudere in maniera positiva togliendosi qualche soddisfazione, o quantomeno per evitare altre delusioni.

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