La stilettata di Commisso: “Suning ha perso il controllo dell’Inter. In 6 mesi un’altra compagnia deciderà se prenderne il controllo”

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Dopo molti mesi, il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, è tornato a parlare direttamente dagli States. Una stagione appena conclusa, che lascia Commisso soddisfatto: “Abbiamo fatto 22 punti in più dell’anno scorso, nessuno ha fatto meglio. Arrivare settimi è stato un successone“.

Tra gli argomenti affrontanti, anche quello spinoso di Dusan Vlahovic, l’attaccante passato dalla Fiorentina alla Juventus a gennaio. Un’assenza che Commisso dichiara di non sentire: Con Dusan eravamo settimi, senza siamo arrivati settimi. Con la Juventus ha fatto 7-8 gol, lo stesso numero che hanno fatto Piatek e Cabral insieme. Non abbiamo perso molto vendendo Vlahovic“.

Ha poi ripercorso i passi della trattativa che ha portato al passaggio di Vlahovic in bianconero. “I suoi procuratori e lui non sono stati onesti con me – ha lamentato Commisso. Sono passati a una richiesta da 5 a 8 milioni in 24 ore. E chiedendo prima 3 poi 6 per loro più una percentuale sulla cessione del giocatore ed una percentuale sulla futura squadra. Nel frattempo il ‘signorino‘ ci poteva rovinare – ha continuato il presidente dei viola -, perché aveva detto che poteva firmare, poi ci ha bloccato l’acquisto di un’altra punta ad agosto. Nello spazio di una settimana la Juve, dopo che Vlahovic non voleva l’Arsenal, il Real o l’Atletico, si è fatta avanti e ci siamo accordati. La situazione è andata così. Ma se faceva il contratto con noi, avrebbe fatto meglio di quanto ha fatto alla Juventus“.

Commisso ha poi rivolto una stilettata all’indirizzo dell’Inter, alle prese con una delicata situazione finanziaria: Suning ha perso il controllo della sua azienda, la famiglia Zhang ha perso il controllo. Hanno molti debiti e c’è un’altra compagnia che in 6 mesi deciderà se prendere il controllo dell’Inter“.

Un riferimento al fondo statunitense Oaktree, che un anno fa prestò all’Inter 275 milioni di euro, con un tasso di interesse del 12%. Le condizioni stipulate all’epoca prevedono che, qualora l’attuale azionista di maggioranza non riesca ad onorare il debito, il club nerazzurro passi nelle mani di Oaktree, visto che per garantire l’operazione sono state date in pegno le azioni dell’Inter.