Bosco: “Perchè se Moggi ante-Calciopoli ha vinto tutto quanto era possibile vincere, è stato rimosso dal Museum? La Juve ha pagato più di tutti ma attenzione al ricorso di Strasburgo!”

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Torna a parlare di Calciopoli, il giornalista di fede bianconera Andrea Bosco. E lo fa attraverso le colonne di Tuttojuve, prendendo spunto dall’accanimento attraverso “chiacchiere e inchieste” di cui è oggetto la Juventus intesa come società:

I dirigenti artefici dei successi ante Calciopoli, sono stati rimossi dal Museum. Ma quei dirigenti, prima della stagione dei veleni, avevano fatto vincere titoli nazionali e coppe (anzi: tutto quanto era possibile vincere) alla Juventus”, ricorda lo scrittore juventino.

“Che senso ha «rimuovere», se poi a 16 anni di distanza da quei fatti, ancora si va al Tar per chiedere la revoca dello «scudetto di cartone» dalla bacheca interista? Se ci furono colpe, in quella stagione, da parte di quei dirigenti (e ci furono) non furono i soli a peccare”.

Ma non è tutto: “La Juventus accettò di pagare più di tutti. Quando almeno su un punto avrebbe dovuto reagire: quella “infame” decisione di Guido Rossi che ancora fa discutere. Parliamoci chiaro: se a Strasburgo il ricorso presentato da Antonio Giraudo, otterrà soddisfazione, a Torino, in villa, nessuno stapperà champagne. Sarebbe una matita rossa e blu sulle decisioni del 2006. Se Giraudo dovesse mai vedersi “risarcito“, sarebbe impensabile per la Juventus non fare i conti con quel passato”.

“Con quella “valutazione” chiesta allora, dall’ex presidente Cobolli Gigli, all’avvocato Dupont (uno dei legali che stanno sostenendo al tribunale dei Diritti Umani le ragioni di Giraudo ) e sparita nel nulla. Con l’attivismo da parte di Luca Cordero di Montezemolo (Blatter dixit ) affinché la Juventus evitasse (come aveva fatto anni prima il compianto Gaucci) di andare al Tar bloccando i campionati”.

Ora, spiega Bosco, “la Juventus dopo 9 scudetti di fila, dopo coppe nazionali vinte, dopo essere resuscitata (grazie alle periodiche iniezioni di liquidità dell’azionista di maggioranza John Elkann) si ritrova come nel più banale dei monopoli quasi alla casella iniziale. Le inchieste (che profumano di fuoco amico) le impongono di dar conto delle sue azioni. Lo prevede la legge. Magari alla fine di tre gradi di giudizio, nel caso. Non prima: come per repellente abitudine, fanno alcuni media” .