Arrivabene: “L’uscita dalla Champions è stata spiacevole, ma non cambia di una virgola i nostri piani. Credetemi! Ecco cosa vogliamo fare con Dybala”

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Lunga intervista dell’ad bianconero Arrivabene al Corriere dello Sport all’indomani dell’eliminazione della Juventus dalla Champions League.

“Il piano triennale non cambia, vogliamo costruire” ha esordito il dirigente bianconero.

“Sono un parsimonioso bresciano molto pragmatico e non racconto frottole. L’obiettivo di questa stagione era il passaggio agli ottavi e il posto Champions per la prossima. Raggiunto il primo, abbiamo proceduto partita dopo partita. L’uscita è stata spiacevole in assoluto, ma non cambia di una virgola i nostri piani”.

E ancora: Si chiude un capitolo e se ne apre un altro, la società è focalizzata su un three years plan, un progetto triennale, nel quale – l’abbiamo tutti ben chiaro – deve coesistere l’aspetto finanziario con quello sportivo, i conti con i risultati del campo. Non abbiamo mai raccontato nulla di diverso, a partire dalla scorsa estate”.

Arrivabene non ha dubbi: “alla Juve è cambiata la struttura, siamo qui non per ricostruire, ma per costruire. Io, Nedved, Cherubini e Allegri: scelte, decisioni e programmi sono il frutto di riflessioni a quattro teste e non prescindono dalla condivisione di percorsi e obiettivi. Naturalmente sotto la supervisione di Andrea Agnelli che vive la Juve in maniera totale, arriva in sede alle 7 e mezza del mattino – di solito a quell’ora ci siamo solo io e lui – e se ne va quando è buio”.

Sul rinnovo di Dybala: “Ha fatto centro. L’aspetto tecnico, il numero delle presenze effettive, la durata del contratto e il valore economico attribuibile al singolo giocatore. Parametri che devono essere rispettati”.

Nuova offerta? “Ho letto le conclusioni tratte dai giornali. Scaricato, mollato… Abbiamo scelto di far slittare l’incontro semplicemente perché il tecnico ha voluto mettere in bolla la squadra, avevamo davanti a noi la partita di Genova e il ritorno di Champions”.

“ll giorno dell’ultimo contatto con l’agente, non ricordo con precisione la data, ma era metà dicembre, alla domanda ‘possiamo ritenerci liberi?’, risposi sì, ma solo perché non avrei potuto chiudere l’operazione in quel preciso momento. Fu un atto di estrema onestà. Qualcuno ha scritto che a un certo punto sarei addirittura scappato da quella riunione. Scappato, capisce? Spiegai tanto all’agente quanto a Nedved e Cherubini che avevo un impegno personale inderogabile. Io non scappo”.

Il rinnovo, dunque, è ancora possibile:

“Vediamo come si presenta Paulo, nulla è deciso. Mi deve credere. Dopo la storia dei colpi di teatro e l’ingaggio di Vlahovic non mi crede più nessuno? Il direttore della comunicazione, Albanese, fu il primo a ricordarmelo. Gli risposi: Claudio, ma noi abbiamo fatto un colpo di mercato, non di teatro”.