Peruzzi a gamba tesa contro Lotito: “È supponente e si crede unto dal Signore”

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Nel corso di un’intervento in diretta ai microfoni di Radiosei, l’ex calciatore e dirigente della Lazio, Angelo Peruzzi, è tornato a parlare del suo passato all’interno della società biancoceleste e del suo rapporto con la dirigenza.

Parole affilate quelle rivolte al numero uno della Lazio: “Il presidente Lotito ha diecimila pregi, ma ha anche due difetti: è supponente e si sente unto dal Signore“.

“In una società in cui ho lavorato come dirigente per cinque anni, e penso che qualcosa abbia fatto, vado via e non hanno fatto nemmeno un comunicato per dire che si è levato dalle scatole questo rimbambito, arrivederci” ha lamentato Peruzzi. Dicono qualsiasi cosa che riguarda i giocatori sui social e non potevano fare una comunicazione del genere? Se non l’hanno fatta, allora è stato giusto che andassi via. Sono un po’ deluso, vuol dire che allora tutte le mie supposizioni di non contare più niente erano veritiere. Non lo so come si è venuta a creare questa situazione. Lotito ha quei due difetti e l’altro che comanda insieme a lui la stessa cosa. Perché le sanno solo loro le cose, gli altri sono tutti stupidi. L’altro è Tare? Eh . Tu non conti niente, perché contano solo loro due. Là dentro non puoi lavorare come vorresti e quindi a un certo punto arrivederci e grazie”.

Solo Lotito e Tare sanno le cose – ha aggiunto Peruzzi -, gli altri sono tutti stupidi. In 5 anni le condizioni non sono mai state rispettate. Invadono il tuo ruolo e piano piano ti accantonano fino a che non capisci che non vali più un ca**o. Dicevano che mi piangevo addosso, ma alcune cose devono rimanere nello spogliatoio della Lazio. Non c’erano le condizioni per lavorare” ha continuato Peruzzi.

Due volte ho lasciato la Lazio e due volte ho lasciato i soldi lì – ha rivelato l’ex portiere -, ho rinunciato a un anno di stipendio, sia quando ero calciatore sia da dirigente, per amore della Lazio. Io ho mille difetti, sono molto permaloso e fatico a perdonare chi mi fa un torto. In 5 anni non so cosa ca**o io abbia fatto alla Lazio. Io lì ho vinto tutto, ma poi quando dicevo qualcosa nessuno mi ascoltava. Neanche sui portieri mi ascoltavano, mi chiedevano un parere solo dopo averlo comprato. Io non sono il ruffiano di turno che chiama tutti i giorni il presidente, lo sentivo una o due volte a settimana. Con il tempo siamo arrivati a chiamarci per le ca**ate. Ad esempio mi ha chiamato a mezzanotte perché mancava una sedia a Formello, ma io te mando a fan****”.