Padovan lapidario: “Allegri e Agnelli ammettano il fallimento”

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“Se ci fosse stato bisogno di un’ulteriore prova della mediocrità della Juve, dei giocatori che la compongono, dell’allenatore che li guida, questa è arrivata da Venezia dove, pur in vantaggio per 1-0 alla fine del primo tempo e al culmine di almeno quattro occasioni sprecate, la squadra di Allegri ha colto il più malinconico dei pareggi. Così commenta il giornalista Giancarlo Padovan su CalcioMercato, evidenziando l’ennesima prestazione mediocre dei bianconeri, tornati a casa con un solo punto in tasca.

Padovan aggiunge: “il mio giudizio sulla Juve è lapidario. Se quella di Pirlo era guidata da uno che non è un allenatore, questa è formata da elementi che possono al massimo trascinarla a metà classifica. Infatti, oltre ad essere a distanza siderale dalla vetta, la Juve è scesa al sesto posto, due punti sotto la Fiorentina e può essere raggiunta, tra domani e lunedì, da Roma e Lazio, forse i club più deludenti della serie A”.

“Cosa abbia da dire lo stesso Allegri a sua discolpa è ancora misterioso. Certo è che, se fosse onesto, ammetterebbe con largo anticipo il fallimento, come dovrebbe fare l’ineffabile Andrea Agnelli: in tre anni ha cambiato tre allenatori e i due ultimi (Pirlo e Allegri), cioè quelli che hanno fatto peggio, sono stati una sua brillante idea. E se l’anno scorso, grazie al suicidio del Napoli all’ultima giornata (1-1 con il Verona), il quarto posto è arrivato come un autentico regalo, quest’anno la Juve rischia il settimo posto, quello buono per la Conference League ha aggiunto il giornalista.

“Certo, letta la formazione che Allegri aveva allestito per la trasferta in laguna, è legittimo chiedersi se, in fondo, non se la sia cercata. Invece no. La colpa dell’allenatore non è chi mette in campo, ma come li mette, le indicazioni che gli dà, le soluzioni di gioco che accompagnano i movimenti, l’idea generale di quel che deve essere un collettivo. Tutti requisiti che Allegri o ha perso (come penso io) o non ha mai avuto (lo dicono i più cattivi)”.

“Poi, purtroppo, il problema è scoprire che Pellegrini è diventato più bravo di Alex Sandro (un ectoplasma), che De Sciglio vale l’infortunato Danilo, che Bernardeschi è quasi un giocatore (ma non da Juve), che Rabiot, siccome non sa ancora quanto bravo può essere (Allegri dixit), resta un elemento senza qualità, che Cuadrado ormai non salta più nessuno (e sbaglia qualche gol di troppo). Dulcis in fundo che Dybala è sempre infortunato. Mercoledì, con il Malmoe, non stava bene, ieri ha sentito una fitta al ginocchio. Può un presunto campione del genere chiedere dodici milioni netti d’ingaggio senza gioca così poco e non sempre tanto bene? Uscito lui, è entrato un altro oggetto sconosciuto, ovvero il giovanissimo Kaio Jorge che Allegri ha tolto per disperazione ad un quarto d’ora dal termine. Gli è subentrato Kean (trenta milioni per riaverlo) e non l’ha presa mai. È questa la Juve del futuro? Sono questi gli acquisti di Cherubini, dopo quelli, disastrosi, di Paratici?” si chiede il giornalista.

“Detto che Ampadu andava espulso per secondo giallo (fallo proditorio ai danni di Cuadrado) – ha osservato Padovan -, la Juve di lì alla fine ha avuto una sola opportunità di vincere (65’) con un tiro di Bernardeschi, da dentro l’area, deviato splendidamente da Romero. Fino alla fine c’è stato possesso palla e, negli ultimi dieci minuti, un assalto convulso dei bianconeri. Ma idee, come sempre, zero. Uno strazio cui, dopo 93 minuti, ha messo fine l’arbitro Valeri, uno da pensionare il prima possibile ha concluso.