Sconcerti: “Adesso parliamo della Juve come se fosse in agonia, ma non è giusto pensarlo”

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Nel corso della trasmissione Maracanà in onda su TMWRadio, il giornalista Mario Sconcerti ha commentato il ruolo del presidente della Juventus Andrea Agnelli.

“C’è stato un lungo periodo in cui mi sentivo abbastanza spesso con Agnelli – ha rivelato Sconcerti. Fu la Juve che mi contattò all’inizio, stavano per prendere Conte e mi contattò Agnelli per vederci a Roma, rimanemmo a lungo a parlare. Successivamente lo chiamai direttamente e lui mi rispose il giorno che Conte andò via”.

L’ho sempre ammirato come persona diversa in un calcio nuovo – ha confessato il giornalista. Siamo abituati ai presidenti che stanno fuori dalla società: lui è un impiegato della sua società. Lui tutte le mattine alle 8 è lì. Lui di mestiere fa il presidente della Juve. I problemi sono nati quando ha cercato di fare della Juve una piccola FIAT. La Juve ha 800 dipendenti. Tutte le cose della Juve trasudano efficienza e lusso. E ad un certo punto, nel momento in cui hanno pensato di fare l’ultimo scalino, secondo me con giustificata arroganza, si sono ritrovati nel problema Ronaldo, che non potevano permettersi. Perché se vinci ti puoi permettere qualunque cosa, se non vinci resti con i danni”.

Agnelli è una persona che ha innovato moltissimo l’idea del dirigente del calcio. Sono convinto che si sentissero a un passo dal miliardo di fatturato. Non c’erano tanto lontano, c’è stato un anno in cui sono arrivati quasi a 700 milioni, e Ronaldo era quello che avrebbe dovuto far fare l’ultimo scalino, perché se vinci la Champions moltiplichi gli sponsor e moltiplichi i prezzi degli sponsor”.

In merito al caso plusvalenze che ha investito la Juventus, Sconcerti ha commentato: “Noi adesso ne parliamo come se la Juve fosse in agonia, ma non è giusto pensarlo. Vediamo quello che succede e cosa c’è di reale e di cosa stiamo parlando in realtà. Abbiamo capito che ci sono delle evidenze, non sappiamo se ci sono delle prove“.