Bargiggia nel mirino del web per suo post su Mancini del 2018. “Adesso cos’hai da dire?”. La replica del giornalista

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La vittoria dell’Italia a Euro 2020 ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi azzurri e degli addetti ai lavori il cui coro unanime è rivolto ad elogiare Roberto Mancini.

Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali in Russia, quello compiuto dal tecnico della Nazionale Italiana è un autentico miracolo.

Miracolo che viene sbattuto in faccia dai tifosi al giornalista Paolo Bargiggia che nel 2018 giudicò con queste parole la scelta della Federazione di puntare su Roberto Mancini:

Dunque per rilanciare l’Italia, la Figc ha preso Roberto Mancini, un tecnico che brucia giocatori in un nanosecondo se gli stanno anticipatici, che sta sulle palle a quasi tutti i colleghi, ricambiando. E che non parla ai giornalisti che lo criticano. Io non tifo Italia”, scrisse a suo tempo il giornalista.

E siccome i social non perdonano ecco che i tifosi azzurri sono andati a ripescare il tweet di Bargiggia del 2018 e lo hanno infarcito di critiche:

Sempre sul pezzo. Scrivilo anche quest’anno un post del genere, così magari vinciamo anche i Mondiali”. Oppure: “Grande Bargiggia, dalla parte sbagliata. Sempre”.

La replica di Bargiggia non si è fatta attendere:

Qualcuno, stamane, ha ripescato un mio tweet di tre anni fa, quando criticavo la scelta del Mancio. All’epoca era un altro Mancini, molto frettoloso nel bruciare calciatori e poco simpatico nei confronti della stampa”.

E ancora: “Non mi sono tirato indietro, durante il suo percorso, nell’elogiare il commissario tecnico e la sua evoluzione” – le parole di Paolo Bargiggia, giornalista esperto di calciomercato, nella sua rubrica “Parola di Bargiggia” durante “Il Sogno Nel Cuore”, su 1 Station Radio -.

“Mancini ieri è stato geniale, quando si è accorto che non riuscivamo a sfondare con l’attaccante, ha tolto Immobile e ha messo il falso nove. Bisogna riconoscergli i meriti di questa vittoria con le scelte che ha fatto nel corso della competizione. Roberto è completamente cambiato, maturato, lavorare in Nazionale gli ha portato tranquillità, soprattutto nelle scelte, che in un club non può avere”.

Le nostre società partono dei gradini sotto rispetto a quelle degli altri campionati, causa risorse economiche inferiori, ma con la Nazionale siamo riusciti ad essere alla pari. Il loro successo è dovuto ad un cambio di mentalità, di strategia, di progetto che c’è in Federcalcio. Non dimentichiamo la caciara che c’era con Tavecchio, Gravina ha restituito credibilità”, ha concluso il giornalista.