Bucchioni: “Conte pronto all’addio, all’Inter c’è pessimismo”

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Il giornalista Enzo Bucchioni su TuttoMercatoWeb ha analizzato la situazione di crisi in cui versa l’Inter, che è alla ricerca di un prestito consistente per far fronte a tutte le pendenze economiche finora accumulate.

L’analisi di Bucchioni: “Sono ore decisive per il futuro dell’Inter. Entro la fine del mese andranno regolarizzati gli stipendi e tutte le pendenze economiche con l’Uefa mentre il prestito da 250 milioni al dodici per cento di interessi (un’enormità) che Zhang sta trattando non è ancora arrivato.

Dopo l’incontro con la società i giocatori hanno già detto no ai tagli e alla riduzione degli stipendi, ma il tema vero è uno e uno solo: Conte resta o va via? La proprietà cinese ha messo al corrente anche l’allenatore delle difficoltà non da poco e della necessità di fare tagli al costo del personale e alle spese in generale, e adesso aspetta la sua risposta.

Situazione delicata e complicata, difficile da decifrare. Qualche settimana fa Conte aveva posto delle condizioni per restare alla guida dell’Inter anche nella prossima stagione, vale a dire la conferma dell’ossatura attuale senza cessioni eccellenti e ovvio turn over, l’innesto di alcuni giocatori in ruoli oggi non copertissimi per essere competitivi anche in Champions e chiarezza estrema sulla situazione societaria per evitare sorprese, eventuali cessioni dell’Inter a stagione in corso e quindi difficoltà nel rapporto con il gruppo dei giocatori.

Le risposte definitive non sono ancora arrivate e quanto detto da Marotta appena mercoledì sera “Speriamo che Conte resti“, racconta di un momento particolare. C’è di più. Come ha fatto alla viglia della gara con la Roma e anche nel post partita affidato al suo vice Stellini, Conte non parlerà neppure oggi per presentare la sfida con la Juventus, segno inequivocabile di un disagio e soprattutto il desiderio di non rispondere a domande sul suo futuro che inevitabilmente ci sarebbero. Insomma, il timore di un addio è forte e i segnali chiari. Nemmeno il tempo per godere dello scudetto e il futuro torna di nuovo in bilico per tutto e tutti.

Conte non resterà se capirà che non avrà la possibilità di lavorare come vuole. Come sappiamo, l’allenatore è un perfezionista, non lascia mai niente al caso, chiede il massimo da se stesso e lo pretende da tutto l’ambiente che lo circonda, non lo immaginiamo alla guida di un gruppo che non percepisce lo stipendio, in una società senza futuro, costretto a pensare a cose che non siano il campo, la tattica, il miglioramento della squadra. Già questo scudetto appena vinto è una sorta di miracolo, per sette mesi la società è stata assente, anche fisicamente, le difficoltà economiche vanno avanti da tempo, ma se l’emergenza si può gestire in maniera occasionale ed eccezionalmente, non può diventare la regola.

Se Conte capirà di non avere il controllo della situazione, se ci saranno troppi margini d’incertezza e rischi, di sicuro saluterà. Non è tipo da accettare le situazioni non gradite, compromessi o comportamenti di comodo. Lo ha già fatto sbattendo la porta alla Juve quando non gli volevano fare i ritocchi alla squadra e lo ha fatto anche al Chelsea andando in rotta di collisione con Marina, la plenipotenziaria di Abramovic.

Tanto più che l’anno prossimo l’Inter oltre che in campionato sarà attesa anche a un rendimento diverso in Champions e per far quello serviranno solo situazioni ottimali e non precarie.

Conte sa benissimo che passare dal Condottiero di oggi all’asino di domani nel calcio basta poco anche a cose normali, figuriamoci con una società sull’orlo del fallimento.

Il timore è legato anche e soprattutto, all’ipotesi di qualche cessione eccellente per ripianare le perdite o almeno garantire la gestione economica corrente. Si parla dell’addio di Lautaro Martinez che ha chiesto (fra l’altro) un pesante adeguamento dell’ingaggio e per Conte (ovvio) sarebbe intollerabile. Ma l’allenatore sa benissimo di avere anche altri giocatori non felicissimi come Bastoni che aspetta da mesi l’adeguamento promesso, a fronte di altre società che lo corteggiano anche all’estero. Ma anche altri giocatori sono scontenti e perplessi.

Per quanto potrà andare avanti questa situazione? Non molto. A un gruppo confuso e soprattutto non pagato in rapporto al valore di mercato non si possono chiedere i sacrifici e il rigore che pretende Conte sempre dai suoi.

Marotta, ovvio, in nome e per conto della società, sta cercando di tenere unita tutta la baracca, cerca di mediare, procrastinare e suggerisce compromessi, ma anche per lui i dubbi cominciano a diventare di gran lunga superiori alle certezze.

Abbiamo sempre detto che il mese di maggio sarebbe stato cruciale. Ma anche se dovesse arrivare l’accordo per il prestito, sarebbe comunque una soluzione-tampone. Zhang dovrebbe tornare invece nell’ottica della cessione, ma è impossibile trovare acquirenti alle cifre richieste per rientrare, e in questo momento è complicatissimo anche trovare qualcuno disposto a investire in un calcio che affonda travolto dalla crisi preesistente e messo al tappeto dalla pandemia”.