Inter, figlio Prisco si sfoga: “Da piccolo mio padre mi nascose l’esistenza delle altre squadre”

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Il figlio del celebre avvocato interista Peppino Prisco, Luigi Prisco, 67 anni, ha parlato a La Repubblica del 19esimo scudetto dell’Inter raccontando anche curiosi aneddoti del padre.

Chiunque sieda sulla nostra panchina per me è interista. E penso che Conte, a modo suo, lo sia diventato davvero, intimamente. Per l’accoglienza che ha ricevuto. Ma anche per come si è lasciato con la Juve”.

Dieci anni fa, mai sarebbe venuto all’Inter. Ma la vita cambia gli uomini e il corso delle cose. Mi piacciono anche gli Zhang, amano l’Inter, spero restino a lung. Fra i giocatori impazzisco per Barella, sintesi di Furino e Tardelli. Mi ricorda anche Matthaus”.

Prisco Jr racconta come è diventato tifoso dell’Inter:

Luigi racconta come mio padre mi nascose l’esistenza delle altre squadre. Erano entità astratte, esistevano solo nella misura in cui dovevano perdere contro l’Inter”.

E ancora: “C’è solo l’Inter non è solo il titolo dell’inno del club, è la storia della mia vita. Le emozioni che mi ha dato l’Inter le ho poi vissute solo con la musica. Io ho tre pianoforti in casa, mio padre sapeva suonare solo il citofono. Stonava anche i canti degli Alpini, avrebbe sfigurato in curva nord. Come tutti, non era infallibile”.

La sua carriera politica ne è l’esempio. Alle elezioni del ’58 si candidò con i Repubblicani e prese due voti: il suo e quello di mia nonna. Mia madre, monarchica, non lo votò”.

Sugli effetti della pandemia che hanno di fatto vuotato gli stadi: “Vedere S.Siro vuoto mi fa uno strano effetto. Da anni molte partite le guardo in tv, ma sono abbonato. Un tempo non perdevo una partita importante, anche in trasferta”.

Ricordo con affetto la finale di coppa Uefa nel ’98, con le tifoserie di Inter e Lazio unite nella festa. E la vittoria nel ’65 a Torino con la Juve in campionato. Al ritorno il casellante ci disse che il Milan aveva perso a Roma. Mio padre ripartì per Milano a razzo. Guidava una Flaminia Pininfarina, mia madre era terrorizzata. Avevamo sorpassato il Milan, Peppino festeggiò sorpassando tutti in autostrada”.

L’ipotesi che Inter e Milan possano un giorno avere uno stadio di proprietà condiviso mi spaventa. Legheremmo le nostre sorti l’una all’altra, ci troveremmo a dover gioire dei risultati positivi del Milan. Peppino, che fra sei mesi avrebbe compiuto cent’anni, sarebbe d’accordo con me. Faccio la mia proposta, che sarebbe anche sua: San Siro resti all’Inter e il Milan si faccia lo stadio a Saronno. Con tutto il rispetto per Saronno”.