Gianluca Vialli: “Non ho mai considerato il cancro una battaglia, ho sempre pensato che è meglio tenerselo amico”

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L’ex attaccante e oggi capodelegazione della Nazionale Italiana, Gianluca Vialli, nel corso di un’intervista a la Gazzetta dello Sport, ha anche parlato dell’insidioso tumore al pancreas, affrontato con coraggio e fiducia.

Le parole di Gianluca Vialli:

“Non l’ho mai considerata una battaglia, perché ho sempre pensato che il cancro è meglio tenerselo amico. L’ho sempre considerato un compagno di viaggio che avrei evitato. Adesso cercherò di farlo stancare, in modo che poi mi lasci proseguire.

Comunque sì, questo modo di intendere la vita mi è servito molto, perché se fai il calciatore impari la disciplina e quindi accetti certe cose che devono essere fatte durante la malattia, impari a non lamentarti. La vita è per il dieci per cento quello che ti accade e per il novanta quello che tu produci con intelligenza, passione, capacità di reazione”.

Vialli ha poi ricordato:

“Il mio primo pallone era arancione di plastica. Qualcuno ha detto che per avere successo nella vita devi capire presto e con chiarezza quello che vuoi fare da grande. Io credo di averlo capito subito.
Una volta, a due anni, così mi ha raccontato mia mamma, ho dato un calcio a quel pallone arancione, mi sono innamorato e ho deciso quello che avrei voluto fare per tutto il resto della mia vita.

Cosa direi a un bambino? Che è gioia, ti permetterà di crescere, di migliorare, di imparare a stare in un gruppo, il rispetto delle regole, a rialzarti quando hai una battuta d’arresto e a cercare di superare sempre i tuoi limiti.
E poi di non arrendersi se qualcuno ti dice che non hai talento. Il talento può essere la fine di un percorso, non necessariamente l’inizio. Bisogna sempre imparare. Bisogna avere doti che non hanno a che fare col talento: la determinazione, il rigore, l’abnegazione, l’energia, l’etica, la serietà, la puntualità… Il talento può essere un dono, ma anche una conquista“.