Damascelli su Conte: “Oggi, per accreditarsi presso il popolo nerazzurro, rinnega il proprio passato”

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Lo sfogo di Antonio Conte dopo la sfida Roma-Inter, terminata in pareggio 2-2, continua a far discutere.

Molte le critiche per le parole del tecnico nerazzurro ritenute da molti fuori luogo, come “Se deve volare uno schiaffo, lo prende sempre l’Inter. Era così in passato, è così ancora adesso”.

A commentare l’ultima lamentela di Conte, anche il giornalista Tony Damascelli, che su Il Giornale ha scritto:

“Il problema dell’Inter sta tutto nel calendario, definito folle dal suo allenatore. Trasferte faticose, orari di inizio assurdi, rientri notturni, forse in torpedone senza aria condizionata o in calesse, l’allenatore non ha specificato con quale mezzo ma si comprendono le sofferenze degli atleti, già provati dall’impegno.

Ecco perché la squadra non è reattiva come dovrebbe e si smarrisce nel momento decisivo. La colpa è tutta dei dirigenti nerazzurri che, al momento della stesura del calendario, erano assenti, forse impegnati nell’acquisto di nuovi dipendenti da aggiungere ai preconfezionati, forse distratti dall’affare Eriksen che sarebbe venuto a Milano gratis a giugno ma è stato fortissimamente voluto e preso a gennaio, in cambio di milioni di euro venti anche se, in verità, fa la riserva, come un Borja Valero qualunque.

Conte Antonio non vince le partite, le pareggia e le perde e allora invece di spiegare le ragioni del risultato dirotta l’attenzione su argomenti vari e avariati, addirittura sostenendo che l’Inter prenda schiaffi a prescindere, è vittima, è martire, è il bersaglio dei poteri, da sempre. Non chiarisce quali siano i poteri, i voleri ma fa parte dell’identikit.

Ci vuole una certa faccia ed è questa la faccia di Conte Antonio che da una vita è bianconero e dei successi juventini ha goduto aumentando gloria, crediti e conto in banca ma oggi, per accreditarsi presso il popolo nerazzurro, rinnega il proprio passato.

Nessuna novità, il professionista non si discute ma il resto smaschera una personalità astuta, era accaduto a Torino, si era ripetuto a Londra, poi con il palazzo federale e ora a Milano, là dove gli hanno garantito tutto o quasi ma non basta.

L’Inter è migliorata sensibilmente nel punteggio di campionato, visti gli investimenti non credo si tratti di sorpresa, fare meglio di Spalletti, dopo aver speso quasi duecento milioni, è il minimo sindacale, semmai l’eliminazione in Champions League resta la macchia sull’abito dell’allenatore salentino soprattutto per come si è definita.

La società non reagisce ufficialmente alle ultime esternazioni del tecnico ma prova un imbarazzo giustificato, Conte può considerarsi fortunato, se la proprietà fosse ancora nelle mani di Massimo Moratti, l’allenatore sarebbe già in vacanza nel suo Salento, dove ha già prenotato una villa leucana per il mese di agosto.

Il presidente cinese non ha lo stesso carisma, lo stesso amore per il club, la stessa forza, Beppe Marotta non è uomo da polemiche pubbliche, conosce la pelle e la testa del leccese al quale si deve ricordare che non comanda lui, si limiti a gestire la squadra e ogni tanto si illumini meno di immenso.

Non mi meraviglierei se un giorno dovesse annunciare di essere nato a Milano e interista e, per responsabilità altrui, di Boniperti e di Agnelli, fu costretto a vestirsi e a diventare juventino, il grande club che decideva i calendari e dunque non giocava mai in trasferta e, soprattutto, ad orari umani, per esempio alle quattordici. Come a Istanbul contro il Galatasaray. O no?”.