Chiellini: “Spero di rientrare presto in gruppo. Speriamo in un mesetto di riavere i tifosi allo stadio”

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Il capitano bianconero Giorgio Chiellini, nel corso di una diretta Instagram ha commentato la ripresa del calcio e il periodo di grande difficoltà causato dall’emergenza sanitaria Covid-19:

“Dal 28 di gennaio ad aprile sono rimasto da solo. Mia moglie era in Toscana perché aveva portato mia figlia più piccola a fare un vaccino, quando dovevano tornare a Torino la situazione a fine febbraio non era tanto bella e abbiamo deciso che era meglio rimandare. Quando ho riabbracciato mia figlia più grande, dopo tanto tempo… quell’abbraccio ce l’ho nel cuore e mi sono commosso“.

Chiellini ha poi raccontato l’inizio della sua carriera:

“Sono andato a fare dei provini con Juve, Inter e Milan, sono stato vicino ad andare in quelle squadre, ma il presidente, anche per richieste economiche alte, ha detto di no.

È stata la mia fortuna perché ho vissuto un’adolescenza normale, non in collegio dove vedi i genitori una volta al mese. Ho giocato con grandi campioni a cui ho cercato di rubare il più possibile, lo stesso ho fatto anche con gli esempi cattivi”.

Il capitano bianconero ha continuato:

“L’affetto che c’è da una proprietà familiare come quella della Juve si sente ed è un valore aggiunto notevole. Quando c’erano l’Inter di Moratti o il Milan di Berlusconi c’era una percezione diversa. Il mondo sta cambiando e l’Italia si sta adeguando, ma per noi nostalgici si sentiva un amore diverso per la squadra. Non che oggi si lavori male. Era un calcio differente.

Penso all’Inter di Moratti, che sono stati acerrimi rivali, ma c’era stima. Io ero tifoso del Milan, mi sono innamorato a inizio anni ’90 e lo sono stato fino a quando non sono arrivato in Serie A. Mentre mio fratello era juventino come mio padre e ci prendevamo in giro, con mia madre che era milanista. Quando ho firmato per la Juve nel 2004 non dico come l’hanno presa mio papà mio fratello”.

Chiellini ha poi commentato il ruolo del difensore e il suo rapporto con i suoi allenatori:

“Il difensore, fino a che non è arrivato Conte, veniva inteso solo per la fase difensiva. Pensava alle cose semplici, non a creare un’azione offensiva. Lui invece ha insistito fin da subito sul fatto che potessimo creare anche noi. Antonio è un allenatore top, che mi ha dato tanto e chiede tanto. Lui e Allegri, sono persone che ho raggiunto in una maturità calcistica dove avevo modo di capire cosa volevano. Conte e Allegri sono stati speciali per me. Tantissimi importanti ce ne sono stati, ma loro due sono stati speciali.

Lippi aveva la capacità di leggere le situazioni, meno tattica, ma un rapporto schietto e diretto con tutti. È stato importante, anche se io ero molto giovane all’inizio”.

Il capitano della Juve ha poi parlato del suo rapporto con i suoi compagni:

Ibrahimovic è stato l’avversario che ha tirato fuori il meglio di me.

Purtroppo CR7 ci ha segnato tanto, tanto, tanto. È uno dei giocatori che mi ha segnato di più in carriera. Per fortuna adesso è un mio compagno di squadra. È di un altro livello, si vede e penso sia giusto ammetterlo, ha dato una spinta importante a tutta la Juve. Quando hai un campione del genere è un peccato non sfruttarlo al massimo.

Buffon è un fratello maggiore, in 15 anni è la persona che ho visto di più sulla terra. È una persona che riesce sempre nei momenti decisivi a tirare fuori le parole giuste per cambiare le sorti di una stagione. Ci sono aspetti di lui che si vedono poco, è una persona splendida che mi ha insegnato tanto. Siamo diversi, ma come lui riusciva a tirare fuori parole nei momenti decisivi, mi ha ammaliato“.

Chiellini ha poi concluso parlando della sua condizione fisica e della ripresa del calcio:

“Mi sto riprendendo da qualche acciacchetto post-lockdown, ho ancora qualche giorno in cui lavorare a parte, spero di entrare in gruppo presto. Sarà un’estate strana, ma per noi già poter giocare e muoversi è bello.

È più brutto giocare senza tifosi che non fare le vacanze. Piuttosto che niente meglio piuttosto, speriamo in un mesetto di riavere anche solo cinque-dieci mila persone allo stadio. Senza tifosi rimbomba tutto.

Per l’arbitro è difficile, perché sente i commenti anche di quelli in panchina. Sente tutte le cose, è il più svantaggiato. Senti ogni richiamo dell’allenatore, del compagno, del portiere. Ogni tanto è meglio sentire i tifosi“.