Bergomi sui playoff: “Non è corretto pensare che la Juve debba giocarsi lo Scudetto con chi sta tanti punti dietro. Al massimo sino all’Inter…”

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L’ex difensore dell’Inter Beppe Bergomi, ha parlato ai microfoni di TMW Radio della ripresa del campionato e in particolare dell’idea playoff-playout in Serie A:

A parte che non si può iniziare con un regolamento e finire con un altro. Io alleno nei settori giovanili, e i playoff quando hai più di 8 punti di svantaggio non li fai”.

Non è corretto pensare che la Juve debba giocarsi lo Scudetto con chi sta trenta punti dietro, al massimo posso pensare alle prime tre, perché Juventus e Lazio sono lì, mentre l’Inter se vince il recupero è a -6″.

Io sarei per ripartire e provare a concludere il campionato nella maniera giusta, rispettando tutti i parametri. Davanti abbiamo un esempio come la Germania”.

Vale la pena compromettere la prossima stagione pur di finire questa?
Ci sono versioni contrastanti, se ho capito bene non tutte le squadre volevano ripartire. C’era chi voleva smettere e chi invece era pronto. Per motivi di classifica, se c’è la possibilità è giusto finirlo, e lo dico con difficoltà perché sono stato positivo al virus, anche se non sono stato troppo male.

“Chi ha avuto situazioni particolari ha una sensibilità diversa e non si tiene di conto tante volte della sensibilità dei giocatori. Qualche rischio dobbiamo prendercelo, sono per provare a finire il campionato”.

Come sarà la Champions League dopo i campionati, con tutte le diversità del caso (si veda Germania e Francia, ndr)?
“Non essendoci una casistica, è difficile dire cosa potrà accadere e chi sarà avvantaggiato o meno. La Champions però è talmente bella… Pensare poi di poter vedere lo splendore dell’Atalanta mi dice che dovremo godercela come la troveremo, ci sarà da adattarsi”.

E ancora sostiene Bergomi: “I giocatori Hanno tempo per mettersi a posto fisicamente, sono professionisti e hanno lavorato già un po’ a casa. Penso banalmente ai portieri: non possono gettarsi a terra da un po’, ed è un ruolo delicato. Vedendo le partite tedesche senza pubblico, seguirle è davvero difficile: poco ritmo, poca intensità… Chi gioca in casa in teoria ha comunque dei riferimenti e dei piccoli vantaggi, poi ci sono quei calciatori che soffrono il pubblico e la tensione, ne ho visti tanti straordinari in allenamento e poi sofferenti in partita”.