Calori a Gazzetta sullo scudetto 2000: “A Perugia la Juve ebbe una marea di occasioni, ma il campo era acquitrino”

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L’ex difensore del Perugia Calori, colui che segnò il gol decisivo che decreto la perdita dello scudetto per la Juventus all’ultima giornata, parla alla Gazzetta dello Sport di quella gara giocata a Perugia nel 2000.

È ancora tifoso della Juve? “Tifoso no, sono un professionista, faccio l’allenatore . Ammetto però di seguire la Juve in tv con simpatia”, confessa Calori ora allenatore della Ternana.

“La differenza però la fece l’atteggiamento. Noi eravamo spensierati, non avevamo nulla da perdere. Loro erano tesi e nervosi, dovevano vincere per forza”.

“Poi c’è stata la componente casualità. La Juve ebbe una marea di occasioni, Inzaghi e Del Piero sbagliarono gol che di solito segnavano con facilità. Il nostro portiere, Mazzantini, fece un paio di miracoli. Era logico che gli juventini non volessero ricominciare”.

“Avrebbero avuto degli svantaggi, il campo era un acquitrino. A noi la cosa risultava indifferente. Ho provato sulla mia pelle le divisioni tra juventini e anti-juventini, l’Italia ama spaccarsi”.

“Su un muro della strada dove c’è la mia casa in Toscana, comparve una scritta in viola: “Grazie di cuore”. Era l’apprezzamento dei tifosi della Fiorentina. Ricevetti qualche minaccia da alcuni juventini. Oggi, qualunque cosa faccia, sono sempre quello del gol alla Juve”.

Perugia-Juve 2000: Luciano Gaucci, presidente del Perugia, minacciò di spedirvi in Cina per una tournée in caso di sconfitta. Perché?
«A noi Gaucci disse più o meno questo: “Mi raccomando, ci guarda il mondo, mettiamoci il massimo impegno e vada come vada”. La storia della Cina la usò con giornali e tv, e non so perché».