Coronavirus, la critica di Moggi alla UEFA: “In Europa non c’è gente di polso”

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L’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel corso di un’intervista concessa a calciomercato.com ha commentato il grande momento di difficoltà in Italia attraversato a causa dell’emergenza coronavirus, che ha travolto anche il mondo del calcio.

Luciano Moggi ha iniziato commentando le parole del presidente della Lazio, Clausio Lotito, a favore della ripresa degli allenamenti, che nelle scorse ore aveva dichiarato: Gli atleti devono allenarsi, così creiamo un danno fisico. Non c’è prova scientifica che lo impedisca.

Le parole di Moggi: “Io non faccio il medico il virologo, a differenza di altri. Bisogna stare tranquilli e saper attendere, per poi salvare il calcio. Quando il virus sarà un brutto ricordo, si potrà ricominciare senza problemi. Al momento è ancora difficile fare previsioni.

Il campionato e la stagione vanno finiti, virus permettendo. Al momento il pallone è l’ultimo dei problemi, ma va detto che terminare le partite in programma è fondamentale, soprattutto per quanto riguarda i diritti tv, che sono il vero motore delle squadre di calcio“.

Se le partite non venissero disputate, non soltanto i club perderebbero un sacco di soldi, ma anche SKY e DAZN, che hanno comprato i diritti. Bisogna essere ottimisti e possibilisti che, una volta sconfitta questa ondata di virus, si possa tornare in campo per concludere l’annata”.

Moggi ha poi commentato gli errori commessi dalla UEFA in occasione dell’emergenza sanitaria:

Alla Uefa ne hanno combinate di tutti i colori. Hanno fatto disputare alcune partite a porte aperte quando altre contemporaneamente giocavano a porte chiuse, come si fa?

In Europa League a Glasgow, con il virus già in diffusione, c’erano 45 mila persone allo stadio.

Ci sono state parecchie cose fuori posto, come ad esempio Atalanta-Valencia. Prevenire è meglio che curare, da sempre: le decisioni vanno prese.

In Europa non c’è gente di polso, non hanno la mano ferma per decidere. Ci vuole coraggio, ma va fatto.

Io, da dirigente, mi sono sempre assunto le responsabilità delle scelte fatte”.

L’ex dirigente bianconero ha poi commentato il taglio degli stipendi dei calciatori:

“Questo è un discorso che ognuno fa a casa propria, come crede, la proposta della Lega vale fino a un certo punto.

Le società hanno rapporti importanti con i loro giocatori, un dipendente deve rispondere a quello che decide il proprio datore di lavoro.

Da questo punto di vista la Juve è stata un esempio: ognuno decide a casa propria, l’AIC da questo punto di vista non ha voce in capitolo“.