Luciano Moggi attacca la Uefa e il suo presidente Ceferin: “Al calcio manca uno come me”

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Attraverso le pagine di liberoquotidiano.it, Luciano Moggi spara a zero contro la Uefa e contro il suo presidente Ceferin, non prima di avere espresso un pensiero sul taglio degli stipendi.

“Si cerca un accordo comune per le decurtazioni agli stipendi quando si sa perfettamente che ognuno, a casa sua, fa quello che vuole, ovviamente con il parere favorevole della squadra”.

L’unica cosa nuova è il diktat dell’Uefa che intima a tutte le nazioni di portare a termine i campionati”.

Ma secondo Moggi, la Uefa non sta prendendo le decisioni giuste per frenare l’emergenza coronavirus.

Secondo Moggi, la Uefa ha commesso alcuni errori imperdonabili prima di fermare a tempo indeterminato sia la Champions League che l’Europa League.

“D’altra parte ci può anche essere chi segue la linea di condotta adottata dal Belgio che decide autonomamente di terminare il suo campionato anzitempo. È anarchia: evidentemente ognuno può fare e dire ciò che vuole”.

“E Ceferin (il presidente dell’Uefa che ieri ha spiegato: «È necessario che il 3 agosto sia la Champions che l’E-League siano terminati»), di fronte a tanta evidenza non ha potuto che rispondere con un comunicato dove precisa che rischia le coppe chi tenta di imitare il Belgio. Come se la ripresa dei tornei dipendesse dalla volontà delle singole nazioni e non dal virus”.

“Ceferin non fa invece chiarezza sul perché abbia fatto giocare Lione-Juve e Atalanta-Valencia a porte aperte (due gare ora nell’occhio del ciclone, quasi fossero state loro la causa della propagazione del virus in Italia, Spagna e Francia)”.

L’ex dirigente della Juventus si riferisce agli ultimi turni delle coppe europee che sono stati disputati.

Secondo l’ex dirigente bianconero, la Uefa di Ceferin non avrebbe dovuto far giocare Lione-Juventus e Atalanta-Valencia a porte aperte.

Secondo l’ex dirigente della Juventus, ci vorrebbe uno come lui per risollevare le sorti del calcio europeo.

Non vi sembra, amici lettori, che ci sia troppa confusione e pressappochismo nella testa di chi comanda? O meglio che non ci sia attualmente nessuno che sappia tenere saldamente in mano le redini del comando?”

“Il problema è che a questo calcio manca uno che sappia prendere delle decisioni vere. Non è facile, certo, e lo so bene. Però io, da dirigente, mi sono sempre assunto le responsabilità delle scelte, soprattutto nei momenti difficili: ora, tra chi decide le sorti del pallone, ci vorrebbe proprio qualcuno in grado di fare allo stesso modo”.