Giletti sull’emergenza coronavirus: “Non si è capita la drammaticità della situazione, il calcio ci è arrivato molto tardi”

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Da settimane l’Italia si ritrova drammaticamente a fronteggiare l’emergenza coronavirus, virus sconosciuto e che si sta rivelando particolarmente insidioso e che sta mettendo a dura prova il personale sanitario che lavora senza sosta in strutture ospedaliere al collasso.

Un momento critico e doloroso su cui si è espresso anche il giornalista e conduttore della trasmissione Non è l’Arena, Massimo Giletti, che ai microfoni di Terzo Tempo, in onda su Radio Bianconera, ha commentato:

“Ho chiesto di rimanere in onda pur riducendo molto il personale, siamo in onda grazie a chi ha il coraggio di non abbandonare una nave come ha fatto Schettino, continuando a informare.

Sicuramente in questi momenti ti poni molte domande che prima non ti ponevi, nelle città c’è un silenzio quasi cimiteriale.

Spero che queste riflessioni permettano di costruire qualcosa di diverso in questo Paese, i soldi della Bce dovrebbero essere reinvestiti nella sanità.

Se si riuscisse a cambiare il Paese queste costrizioni avrebbero un senso, altrimenti non varrà nulla”.

Massimo Giletti ha poi concluso il suo intervento con un commento circa la sospensione del campionato:

“Il mondo del calcio porta un indotto economico pazzesco al nostro Paese, è una delle industrie più importante pur essendo un gioco.

Io avevo stigmatizzato duramente che i tifosi dell’Atalanta andassero a Lecce, mi fa un po’ tristezza che non si sia capita la drammaticità della situazione, il calcio ci è arrivato molto tardi.

In questo momento mi importa poco. Speriamo tra due mesi si possa ripartire, non so in che modo.

Ma sicuramente in questo momento l’interesse del Paese è in un’altra direzione”.