L’analisi di Cerruti: “Cresce il sospetto che la squadra non capisca Sarri, o peggio non lo segua”

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Il giornalista Alberto Cerruti, editorialista de La Gazzetta dello Sport, su calciomercato.com ha fatto un bilancio della prima parte di stagione della Juventus guidata da Maurizio Sarri.

Le parole di Cerruti:

“In attesa degli ottavi di Champions contro il non irresistibile Lione, dopo una qualificazione record con due partite d’anticipo, il bilancio italiano della prima Juventus di Maurizio Sarri è in passivo a tutti i livelli.

Il bel gioco non si è mai visto, la Supercoppa italiana è sfumata dopo la sconfitta, senza alibi, contro la Lazio e anche il campionato ha lasciato più punti interrogativi che esclamativi.

È vero che la Juventus è in testa con 3 punti di vantaggio sull’Inter e 5 sulla Lazio, che deve recuperare la gara contro il Verona, ma tutti gli altri numeri sono negativi, a cominciare da quelli relativi ai gol subiti: 21 in altrettante partite.

Mai nei precedenti otto scudetti consecutivi la Juventus ne aveva incassati così tanti e guarda caso nell’ultimo campionato in cui ne aveva incassati di più (25) aveva chiuso al settimo posto nel 2011.

Ma c’è qualcosa che deve preoccupare maggiormente, pensando alla corsa per lo scudetto e soprattutto per la Champions, perché il calcio non è fatto soltanto di numeri.

E allora, tornando all’ultima sconfitta, non si possono sottovalutare le dichiarazioni di Sarri per spiegare il clamoroso black out di Napoli.

“Abbiamo sbagliato l’approccio alla partita – ha detto il tecnico – perché siamo stati blandi dal punto di vista mentale”.

Guarda caso, le stesse parole che aveva usato dopo la sconfitta contro la Lazio in Supercoppa, in una finale in cui le motivazioni non possono mancare per nessuno in generale e per una squadra come la Juventus in particolare.

Sorvolando sulla prima sconfitta stagionale in campionato, sempre contro la Lazio a Roma, quando però l’inferiorità numerica e gli infortuni penalizzarono i bianconeri, nelle altre due partite c’è stata questa strana coincidenza dell’approccio sbagliato.

Un’accusa grave per una squadra storicamente affamata di successi, che ha il sapore ancora più grave di un’indiretta autocritica, anche se Sarri non ne ha fatto il minimo accenno.

Ma se una squadra sbaglia l’approccio alla partita la responsabilità è dell’allenatore, perché evidentemente non ha saputo trasmettere le giuste motivazioni ai giocatori.

E infatti Marcello Lippi, grandissimo allenatore che aveva vinto tutto con la Juventus, Champions compresa ovviamente, dopo la clamorosa eliminazione al mondiale sudafricano di dieci anni fa, quando era c.t. dell’Italia, alla fine della partita persa 3-2 contro la Slovacchia disse che se la squadra non era scesa in campo con le giuste motivazioni la colpa era sua e per questo diede subito le dimissioni, assumendosi tutte le responsabilità.

Al contrario di Lippi, Sarri ha ancora il tempo per fugare tutti i dubbi che lo circondano, ma intanto cresce il sospetto che la squadra non lo capisca, o peggio non lo segua.

Guarda caso, infatti, prima Ronaldo e poi Dybala hanno contestato platealmente le rispettive sostituzioni.

Ma al di là di queste reazioni, le undici soluzioni offensive provate fin qui, la continua ricerca del trequartista ideale da Bernardeschi a Ramsey, più le discusse varianti tattiche con il tridente, non aiutano la squadra ad avere una fisionomia chiara e forse anche per questo la concentrazione ne risente.

Ecco perché il primo ad avere sbagliato l’approccio è proprio Sarri. Non a una partita, ma alla Juventus“.