Marangio dopo le parole di Sarri: “Giusto rispettare le avversarie, ma sono loro che devono vedere la Juve come imprendibile, non il contrario”

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Tanta la delusione tra i bianconeri per l’esito della finale di Supercoppa, sconfitti 3-1 dalla Lazio che si è aggiudicata così il primo trofeo della stagione, e tante le critiche mosse all’allenatore della Juventus, Maurizio Sarri, per le sue scelte finora poco vincenti.

Tra i vari pareri, anche quello del conduttore della trasmissione radiofonica sportiva Maracanà, Vincenzo Marangio, che su tuttojuve.com ha analizzato la situazione della Juventus:

“Se guardi la classifica e il cammino in Champions, sembrerebbe un paradosso insopportabile muovere accuse a Sarri e Paratici: la Juventus è prima in serie A e agli ottavi del girone di Champions vinto con larghissimo anticipo.

Ma se si rovescia la medaglia, la Juventus è anche la squadra che ha incassato 24 gol in 24 partite e che ha perso nettamente nello spazio di quindici giorni contro la Lazio di Simone Inzaghi, rimettendoci il primo trofeo stagionale.

Mi rifaccio a una delle tante massime dell’avvocato Agnelli “Una cosa fatta bene può essere fatta meglio”; non conta la classifica di adesso, o il superamento del girone di Champions, quello che conta non è tanto il tragitto ma l’arrivo.

È qui che bisogna fare una riflessione profonda tra presente e passato, tra “allegrismo” e “sarrismo”, tra la vecchia e la nuova filosofia.

Il gioco di Allegri non piaceva, ma era funzionale al risultato (o se preferite “corto muso”), magari c’erano pochi fraseggi, ma per fare un gol a quella Juventus potevi giocarci contro anche una settimana senza riuscirci. Era quella la bellezza secondo la concezione allegriana.

Diverso è il discorso per quanto riguarda il “sarrismo” che sacrifica la solidità difensiva a vantaggio di una maggiore spettacolarità, e va bene, purché i risultati non manchino e lo spettacolo ci sia davvero.

E invece, tracciando un bilancio di fine anno, sembra abbastanza evidente che non solo Sarri non è ancora riuscito a impiantare la nuova filosofia nella squadra, ma non sembra neanche convinto al 100% di volerlo fare, prediligendo molto più spesso il risultato allo spettacolo o, peggio ancora, apparecchiando per una cena spettacolare, servendo poi solo piatti essenziali per togliere l’appetito: insomma l’ex tecnico di Napoli e Chelsea ha scelto di restare nel mezzo, in una sorta di “vorrei ma non posso”.

E così viene fuori una squadra che appena segna si fa riprendere dovendosi poi affidare ai guizzi dei suoi campioni per conquistare la vittoria; viene fuori una squadra che quando affronta quelle più attrezzate, soprattutto a centrocampo, va in grande difficoltà palesando limiti strutturali di mercato.

Viene fuori insomma una squadra che è un pericoloso ibrido tra passato e presente senza riuscire né ad avere la solidità del passato né la spettacolarità che gli si richiedeva.

Ma quello che ha fatto giustamente storcere il naso di più ai tifosi della Juventus, sono state le parole di Sarri dopo la debacle in Supercoppa: “Se la Lazio continua così c’è poco da fare”.

Dichiarazioni gravissime per chi siede sulla panchina della Juventus.

Sarri si deve ricordare che è stato scelto per migliorare una squadra che per 8 anni ha creato una sorta di monarchia in serie A, che ha raggiunto due finali di Champions e collezionato coppe Italia e Supercoppe; Sarri deve ricordarsi su che panchina siede, la Lazio non può essere considerata un’avversaria irraggiungibile, quella semmai lo è la Juventus.

È giusto avere rispetto per le avversarie, ma sono loro che devono temere la Juventus e vederla come imprendibile non il contrario.

La comunicazione è importante anche come messaggio da mandare alla squadra e alle rivali. Ma tant’è, adesso sarebbe inutile e sbagliato processare Sarri, Paratici o la squadra, però una riflessione va assolutamente fatta, e deve essere un’analisi fatta a ritroso.

Se i giocatori in campo sono poco convinti e convincenti la colpa è anche del mister che non ha saputo dargli le giuste sicurezze; se il tecnico non riesce a impiantare la propria filosofia di gioco, la colpa è anche della dirigenza che magari non gli ha fornito la macchina adatta; se la dirigenza non gli ha fornito la macchina adatta, la società non ha scelto i dirigenti e le strategie giuste. Insomma la colpa di ciò che non funziona è un po’ di tutti.

Il primo provvedimento deve essere preso da società e dirigenza che devono colmare le lacune sul mercato, anche a costo di un’operazione importante, un colpo alla Pogba per rinforzare un centrocampo che non riesce né a proteggere la difesa né a sorreggere l’attacco.

Poi spetterà a Sarri dare un’identità precisa ad una squadra troppo ibrida per far paura. Il tempo c’è, basta dare il giusto peso e fare le giuste riflessioni su come è sfumato il primo trofeo stagionale“.