Polemica Inter-CdS: Salvo2410 esiste ed il Corriere dello Sport pubblica l’intervista

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Il Corriere dello Sport ha rivelato l’identità di Salvo2410, il famoso lettore che con le sue parole ha fatto infuriare i vertici della società nerazzurra.

La rivelazione dell’identità di Salvo2410 (è questo il nickname del lettore), di fatto sconfessa l’incomprensibile atteggiamento adottato dai vertici dell’Inter che avevano deciso di annullare all’ultimo minuto la conferenza stampa di Antonio Conte prima della gara tra Fiorentina e Inter.

Ecco l’intervista pubblicata dal quotidiano sportivo:

“Salvo2410 esiste, scrive mail e lotta insieme a noi”, recita l’articolo del Corriere dello Sport.

Salvo in realtà si chiama Salvatore Francesco (“per tutti sono Franco”): naturalmente il cognome lo teniamo nascosto, visti i tempi e i social e le shit storm (clima insostenibile)”.

“Franco “Salvo” vive a Roma, «ma sono siciliano, di Catania, la lasciai quando avevo 13 anni, i miei si trasferirono per lavoro». Adesso ne ha settanta, di anni «compiuti il 24 ottobre, ecco spiegato quel 2410. Settanta portati assai bene, me lo dicono tutti».

“In effetti dalla foto del contatto whatsapp lei sembra molto più giovane.

«Ed è una foto recente. Sono con la mia terza moglie. Ho avuto tre mogli, già, e ho un figlio diciassettenne».

“Salvo è l’autore della mail che ha fatto arrabbiare (eufemismo) Antonio Conte e l’Inter”.

«Ancora non capisco. Non volevo offendere Conte dandogli dell’esau rito. Forse avrei potuto definirlo tarantolato, per come si agita in campo ma nel linguaggio del tifoso, “esau rito” ha un significato ben diverso. C’entrano lo stress, la tensione, le pressioni, il modo di porsi».

Non è stato interpretato in quel modo.

«Me ne sono accorto. L’altro giorno mi sono scusato con Cucci, il maestro, e con lei per il casino che vi ho procurato. Lo ripeto: mai mi sarei immaginato un effetto del genere. Probabilmente, mi sono detto, la risposta data da Cucci ha infastidito altri, i dirigenti, dal momento che lui ha spostato la questione dall’allenatore alla società, segnalando le imprese francesi di Icardi».

“Tifa realmente per il Bologna?”
«Certo. E conservo la tessera del Bologna Rossoblù Club di Roma. Mi iscrissi nel ’92-’93 grazie all’onorevole Fini».

“Ma non mi dica”.
«Gli vendetti un’auto, lavoravo in una concessionaria piuttosto importante e sapendolo tifoso del Bologna gli raccontai della mia passione per la stessa squadra, lui mi parlò del club.

Dopo pochi mesi ero tra i soci più fedeli e attivi. Mio figlio invece è della Roma, per la quale simpatizzo un po’. Più volte ho scritto a Cucci criticando Pallotta e confrontando la sua gestione con quella di Saputo. Che a Bologna ogni tanto si presenta, sviluppa progetti per lo stadio, insomma si fa vedere, a differenza dell’americano».

“Quante volte ha scritto a “Post”, la pagina di Cucci sul Corriere dello Sport?”

«Il Corriere è il mio giornale da sempre. Compro due quotidiani ogni mattina, lo sportivo e il Corriere della Sera. Avrò inviato una trentina di mail al mio mito, le prime quando a Bologna c’era Inzaghi. Mi meraviglio che abbiano potuto pensare che un professionista del calibro di Cucci, e con la sua storia professionale, potesse essersi inventato quella mail».

“Hanno anche sostenuto che il suo indirizzo fosse inesistente”.

«Balle. La prima volta Cucci ha cancellato le ultime due cifre per evitare che ricevessi commenti sgradevoli. Barbano me ne ha inviata una con “xxxx”. Forse voleva verificare la mia esistenza… Ho giocato a livello semipro, mi piace discutere con chi ne capisce e continuerò a farlo.

Se farò più attenzione? Ma sì: tutto ‘sto casino non lo meritavate, me lo lasci dire».