La conversione di Chiellini: da “allegriano” a “sarrista” convinto

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C’è un bellissimo editoriale stamane sulla Gazzetta dello Sport che celebra Giorgio Chiellini.

Giorgio Chiellini non è solo il capitano, è la coscienza della Juve. Quando serve, parla con la potenza di un oracolo”, si legge sulla Gazza.

“Lo ha fatto lunedì, ai margini del Galà del Calcio, trasmettendo due messaggi poderosi al suo spogliatoio, prima che al mondo”.

Il primo più o meno è questo: «Noi stiamo tutti con il nostro Cristiano Ronaldo, al punto da bombardare il grande Real Madrid». Il gruppo non aveva gradito la fuga del portoghese dallo Stadiumdopo la sostituzione col Milan”.

Ricorda la Rosea che “l’assenza di Bergamo, in qualche modo, ha saldato il conto. Ma nel momento di massima vulnerabilità di CR7, nel giorno dell’ennesima incoronazione di Messi, Chiello, futuro dirigente, è entrato con un tackle dei suoi a protezione del bomber, per fargli sentire addosso tutto l’affetto dei compagni e tutto l’orgoglio del club di averlo come simbolo sugli scudi”.

“Sull’opportunità dei sospetti non dimostrabili di Chiellini, che tra l’altro è capitano della Nazionale, si può discutere a lungo, ma è un altro discorso”.

Il secondo messaggio, finito all’ombra delle bordate al Real, è in realtà ancora più importante perché coinvolge la Juve tutta, il suo gioco, la sua filosofia, il suo futuro”, scrive ancora la Gazzetta.

“Anche qui il Chiello soccorre uno juventino al massimo grado di vulnerabilità stagionale: Maurizio Sarri. Dopo il pareggio casalingo con il Sassuolo, dopo che la Juve è stata messa sotto sul piano del gioco e ha rincorso due squadre inferiori (Atalanta, Sassuolo), dopo le critiche a una rivoluzione tattica promessa e solo intravista”.

“A fine ottobre, in coda al pareggio di Lecce, Chiellini disse: «Vedremo il gioco di Sarri tra 2-3 mesi, forse nel 2020».«Mister, non volti indietro le caravelle, continuiamo a cercare l’America!». E alla ciurma fa un appello appassionato da Ulisse dantesco: «Nati non fummo per stare in 9 sotto la linea della palla e per godere di un 1-0, come ci chiedeva Allegri. Ora dobbiamo stare più di là, osare, attaccare»”.

“Detto dal più allegriano di tutti, da un toscano come Max! Il Chiello ha inchiodato all’albero maestro il manifesto della rivoluzione. Dove c’era scritto «vincere di corto muso», «conta il risultato», «divertitevi al circo». Giorgione ha affisso valori nuovi come «bel gioco», «intensità e pressione», «scintilla emotiva», «spavalderia»”.

“Perché ha perso due finali contro avversari che giocavano meglio e ha imparato che per vincerne una dovrà giocare meglio degli avversari. Per questo ha ordinato alla ciurma di remare duro a gennaio e febbraio, nelle settimane senza coppe, per farsi trovare pronti, a marzo, quando comincerà la stagione vera”.

“Come Conte ha tolto la «pazzia» dai vezzi dell’Inter, così il Chiello ha corretto lo slogan di Famiglia: «Vincere è la sola cosa che conta». No. Conta anche giocare bene, perché altrimenti non si vince. Dopo l’editto del Capitano, il mare di Sarri è un po’ più in discesa”, conclude la Gazzetta.

Fonte: Gazzetta dello Sport