Napoli, parla l’esperto: “Non c’erano gli estremi per il ritiro punitivo”

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L’avvocato Angelo Cascella, esperto di diritto nazionale e internazionale, ha espresso il suo parere dopo il clamoroso ammutinamento al termine della partita contro il Salisburgo, quando la squadra si rifiutò di andare in ritiro.

La testata giornalistica di Sportmediaset.it ha contattato l’avvocato Cascella, che vanta una larga esperienza come giudice al TAS di Losanna.

Alla luce delle azioni poste in essere dal Napoli che ha richiesto multe salatissime per i giocatori (Insigne e Allan su tutti) corrispondenti sino al 50% dello stipendio mensile lordo, l’avvocato dice:

Per parlare a ragion veduta bisognerebbe avere in mano le carte – premette l’avvocato – Posso parlare in linea teorica, all’atto pratico non avendo sotto mano le carte posso solo immaginare”.

Il punto di partenza è che il calciatore ha lo status di lavoratore dipendente. Ci sono diritti e obblighi sia per il calciatore che per il datore di lavoro. Non mi piace la logica secondo la quale il calciatore guadagna milioni di euro e allora avrebbe meno diritti”.

Cascella contesta prima di tutto il ritiro punitivo:

Il ritiro non esiste all’estero e per questo motivo sono rimasti molto sorpresi da questa vicenda che ha attirato la loro attenzione” – ha spiegato Cascella.

“Il datore di lavoro non può imporre un trattamento coercitivo, in questo caso non poteva imporre un ritiro punitivo, non c’erano gli estremi. La società doveva attenersi agli orari di lavoro, al pari di tutti gli altri lavoratori”.

E ancora, sostiene l’avvocato:Che motivo tecnico-sportivo c’era perché i giocatori tornassero al centro sportivo alla una di notte dopo aver appena giocato invece di tornare dalle loro famiglie?”.

“D’altronde il giorno dopo si sono regolarmente allenati e non hanno arrecato alcun danno alla società”, dice Cascella.

“Il 50% della retribuzione lorda mensile potrebbe essere motivato solo perché i due hanno compiuto più infrazioni”.

Anche sul discorso delle multe da gestire sia in ambito sportivo che in ambito civile per quanto concerne i diritti di immagine, l’avvocato è perplesso:

“Bisogna essere autorizzati a promuovere questo tipo di vertenza. Di solito la federazione non la consente, perché quando dà l’autorizzazione è per casi penali”.

E’ difficile condannare un soggetto per questo tipo di situazione. Sono due cause separate, davanti a organi differenti e con tempi molto diversi. Certo che chi vincesse al Collegio Arbitrale potrebbe usarlo nell’altra causa“.

Infine l’avvocato dice la sua anche in merito al parallelismo innescatosi a poche ore dall’importantissimo match di Champions League contro il Liverpool.

Le tempistiche sono state rispettate (la proposta di provvedimento sanzionatorio deve essere inviata al calciatore e al Collegio Arbitrale entro il termine perentorio di 20 giorni dalla conoscenza dell’inadempimento, ndr), ma non capisco quale possa essere il vantaggio della società da tutta questa vicenda”.

C’è una qualificazione in Champions fondamentale anche dal punto di vista economico da conquistare, nonostante gli ottimi bilanci di De Laurentiis: il danno che potenzialmente può creare è maggiore del beneficio. Da fuori sembra che ognuno voglia affermare la propria supremazia”.