Chiellini rivela: “Da piccolo ero tifoso del Milan purtroppo, poi sono migliorato! Ora non c’è nessuno più juventino di me”

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Il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, oggi pomeriggio all’Allianz Stadium ha partecipato a una singolare conferenza stampa, nel corso della quale ha risposto alle domande di giovanissimi tifosi.

Le domande dei junior reporter, riprese dal Corriere dello Sport:

La partita della Juventus che non dimenticherai mai?

“Ce ne sono un po’. La prima perché è la prima. Anche se ho giocato 10 minuti in Juventus-Messina e vincevamo 3-0. Però è la prima e me la ricorderò sempre. Poi quella dello scudetto di Trieste, il primo di questo ciclo. Un’emozione fortissima che mi rimarrà tanto dentro. Poi c’è stata l’invasione del pubblico, mi hanno tirato sù, spinto, spogliato. Un culmine di emozioni quella sera che anche tra tanti anni mi ricorderò sempre”.

Che consigli daresti a un giovane difensore per diventare come te?

“Da difensore devi cercare di anticipare quello che pensa l’attaccante. Devi cercare di anticipare quello che vorrebbe far lui. Poi devi provare piacere a fermare l’azione, a respingere un giro, a fermare l’attaccante. L’emozione che provano gli altri nel fare gol, tu devi provarla nel non far fare gol. Se proverai quella emozione diventerai sempre più bravo”.

Ti rende più felice segnare un gol o evitare un gol quasi fatto dagli avversari?

“A me dà tanta soddisfazione salvare un gol. E salvare un gol che per tutti è già fatto, mi rende ancora più felice. Poi chiaro, è bello fare gol, ma fare alcuni salvataggi è la soddisfazione più grande“.

Chi è l’attaccante più forte che hai dovuto marcare?

“Tolti Ronaldo e Messi, che sono due extraterrestri, io dico sempre Ibrahimovic perché aveva forza fisica, velocità, tecnica, personalità. Ho avuto la fortuna di giocarci anche insieme ed è sempre stata tosta giocarci contro“.

Cosa vuol dire essere il capitano della Juventus dopo grandi capitani come Buffon e Del Piero?

“È un grande onore e un grande onere. È bellissimo, ma è anche un grande responsabilità. Se guardi le foto e i nomi dei capitani prima di me c’è da spaventarsi un pochino. Ci sono arrivato che ero già da anni alla Juventus e ho avuto la fortuna di giocare con quei capitani, rubato qualche segreto, capito come si comportavano in certe circostanze, ma poi penso che ognuno deve essere sé stesso. Li prendo ad esempio perché sono persone speciali che mi hanno aiutato tanto nella mia crescita, poi ci metto del mio. Però essere capitano della Juve e della Nazionale va oltre ogni sogno più grande che potessi avere alla vostra età”.

Quanto è importante l’unione della squadra per far crescere un calciatore e quanto conta invece l’allenamento singolo?

“Penso che l’unione fra i giocatori sia molto, molto, molto, molto importante. Il risultato della squadra secondo me non è 1+1+1+1+1, ma bisogna riuscire a dar qualcosa in più. Anche se poi si può non essere amici fuori con tutti, ma in campo si è più che amici, si è compagni, quindi si combatte e si corre per l’altro. E anche un atteggiamento di aiuto continuo per i compagni”.

Quando eri bambino chi era il tuo giocatore preferito e perché?

Ero tifoso del Milan, purtroppo, poi sono migliorato, crescendo sono diventato più intelligente. Ed era Maldini il mio preferito. Io ho un fratello gemello, lui era juventino e non potevo tifare la sua stessa squadra. Lui era della Juve e io del Milan, potete immaginare quando a 20 anni mi ha comprato la Juve la felicità di mio fratello. E da quando sono qui è stato subito amore e ora penso sia difficile trovare uno più juventino di me sulla terra“.