La denuncia di Agnelli sul caso ultras: “La Juve ricattata”

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Dopo l’operazione che ha portato all’arresto di 12 capi ultras della Juventus, emergono altri dettagli sull’inchiesta che ha preso il via dopo la denuncia della società bianconera.

Dalle intercettazioni sono venuti alla luce particolari inquietanti tra minacce, estorsioni e violenze, legate a numerose attività criminali, finalizzate a fare business alle spalle della Juventus e ottenere privilegi allo Stadium.

Le intercettazioni hanno raccontato un mondo sommerso, che la Juventus ha deciso di contrastare nel 2018, presentando la denuncia e dando il via all’inchiesta che sta scandagliando le attività dei gruppi ultras bianconeri.

Il Corriere della Sera ha pubblicato la deposizione che il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha rilasciato in questura lo scorso febbraio, in qualità di persona informata sui fatti, davanti al Pubblico Ministero e alla Digos.

La deposizione di Agnelli:

“In curva si entra a proprio rischio e pericolo, particolarmente nel settore centrale. Non saranno tutti delinquenti i tifosi della curva, ma certamente ci sono una serie di capi ultras che hanno potenzialità delinquenziali: Toia, Grancini, Mocciola”, punti di riferimento dei Drughi e dei Viking.

“Nel 2018, alla luce degli eventi, vista l’evoluzione della situazione e in ragione della collaborazione che abbiamo sempre avuto con la Polizia di Stato, abbiamo deciso in perfetto accordo con i miei collaboratori di presentare denuncia, per lasciare prova scritta, cosa che fino al 2016 non era mai successo.

Certamente io sono sempre stato consapevole che i gruppi ultrà, con una serie di comportamenti minacciosi e violenti, sono in grado di danneggiare e quindi ricattare la società.

Talora con richieste anche non particolarmente violente, siamo stati costretti ad aderire alle medesime, sapendo delle possibili conseguenze negative come cori e altre condotte, che possono comportare squalifiche o chiusura della curva“.