Alex Schwazer è innocente! Spunta la clamorosa perizia

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Alex Schwazer è innocente.

E’ quanto raccontato da Xavier Jacobelli  in un suo editoriale per Tuttosport.

Ecco che cosa ha scritto Jacobelli:

“Il campione di urina prelevato durante il controllo  del 1° gennaio 2016, cui era stato sottoposto l’oro di Pechino 2008 nella 50 km di marcia è stato manomesso”.

L’ha accertato una nuova perizia: giovedì 12 settembre verrà presentata al Tribunale di Bolzano.

Sarà questo il teatro del nuovo capitolo di un’incredibile, kafkiana vicenda di cui è vittima il marciatore altoatesino: per un dop ing che non c’era, egli è stato letteralmente eliminato poco prima che potesse gareggiare alle Olimpiadi di Rio 2016 nella competizione in cui era indicato come il grande favorito“, scrive Jacobelli.

“In tutti questi anni, Schwazer sempre ha urlato al mondo la sua assoluta innocenza e, sempre, ha trovato uno strenuo avvocato in Sandro Donati, suo allenatore nonché uno dei più grandi tecnici dell’atletica italiana”.

Donati è un galantuomo coraggioso che ha sistematicamente denunciato scandali e truffe nello sport e da sempre si batte contro il do pi ng.

Il 22 agosto scorso, al 40° Meeting di Rimini, Donati ha dichiarato a tempi.it: «Io non sono mai sta to perdonato. Io sono considerato un traditore da quelle istituzioni corrotte che governano questo ambiente delinquenziale. Sono sicuro che con l’aiuto della magistratura emergerà tutto chiaramente».

Ogni riferimento al Gip di Bolzano, dottor Walter Pelino che dopo la squalifica di Schwazer ha subito aperto un’approfondita inchiesta, non è puramente casuale.

Agatha Christie sostiene: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

E’ presumibile che l’avvocato Gerhard Brandstaetter, in prima linea nella tutela degli interessi del marciatore, di indizi ne squaderni a bizzeffe davanti al giudice di Bolzano.

La positività rilevata dal laboratorio di Colonia sull’u rina prelevata a Schwazer il 1° gennaio 2016 era stata motivata dall’accusa con la presenza di testosterone sintetico nel campione.

La difesa di Schwazer sostiene che la catena di custodia si sia gravemente interrotta a Stoccarda perchè Alex risultasse positivo; poi, nel laboratorio di Colonia quando sono state fatte sparire le tracce di Dna estraneo; poi, ancora, reimmettendo il Dna di Schwazer prima di consegnarla al Ris di Parma.

Ha raccontato Donati al Meeting di Rimini: «Quando Alex si presentò da me per ricominciare una nuova vita dopo avere scontato la squalifica per l’epo, fui sorpreso dalla richiesa.

Mi convinse perché era disposto ad accettare tutte le mie condizioni (controlli a sorpresa, metodi di allenamento) e a mettersi in gioco totalmente.

Attenzione alle date: denunciò i due medici, poi inquisiti per favoreggiamento, di cui uno faceva parte della Iaaf, il 16 dicembre 2015: un’ora dopo, partì l’ordine di un controllo su di lui che venne effettuato 15 giorni più tardi».

Schwazer è sempre stato controllato a sorpresa e a tappeto. I risultati sono sempre stati nella norma, sia prima sia dopo il 1° gennaio 2016. Inoltre, le analisi ematiche eseguite dal professor Benedetto Ronci, hanno evidenziato livelli dell’emoglobina e dei reticolociti sempre normali, in linea con il profilo di un atleta «totalmente immune».

Ancora: come mai l’urina di Schwazer è stata inviata al laboratorio di Colonia con l’indicazione Racines? Racines, o meglio Calice di Racines è la località in provincia di Bolzano dove è nato Alex.

Già che c’era, perché a Colonia tutti sapessero a chi appartenesse il campione, il compilatore dell’etichetta poteva aggiungere anche indirizzo e numero di telefono dell’atleta e magari anche il codice fiscale.

C’è di più: nel report del 13 maggio 2016, il laboratorio di Colonia scrive «provenienza non nota», mentre sul verbale di accompagnamento della provetta sta scritto Racines. Last but not least: almeno sei persone diverse possedevano la chiave dell’ufficio della società incaricata di eseguire il prelievo, là custodito. Custodito?