Vocalelli: Ecco perchè “il mercato di Paratici è stato splendido”

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FERRARA, ITALY - APRIL 13: Fabio Paratici during the Serie A match between SPAL and Juventus at Stadio Paolo Mazza on April 13, 2019 in Ferrara, Italy. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Alessandro Vocalelli, nel suo editoriale per il quotidiano Tuttosport da lui diretto, ha commentato il mercato della Juventus, andando decisamente controcorrente rispetto a quanto sostengono molti addetti ai lavori, e prendendo le difese di Fabio Paratici.

In sostanza: “Il mercato di Paratici è stato splendido”. Ecco il perchè tra le righe dell’editoriale di Vocalelli:

Se ne sentono tante sul mercato della Juve, criticata (?) per non essere riuscita a piazzare alcuni giocatori, accusata di scarsa programmazione (!) e costretta a fare i conti con il pensiero ingombrante di dover lasciare un paio di elementi importanti fuori dalla lista Champions.

Insomma, come si diceva in passato, una squadra – per chi profila momenti difficili – alle prese con i «problemi» di abbondanza di cui tanto si parlava tanti anni fa.

Quando le rose erano ristrette, magari si potevano portare in panchina solamente tre giocatori, i campionati erano a sedici squadre e e si giocava al massimo un mercoledì ogni tre settimane.

Non c’è dubbio che la Juve, dopo otto scudetti consecutivi, faccia parlare e in qualche modo finisca per essere al centro delle attenzioni di tutti quelli che cercano di intuire, prevedere, possibili crepe in un tale predominio.

E’ chiaro che i campionati si vincono sul campo e che non esistono squadre e gruppi immuni dalle difficoltà, al riparo da eventi sfortunati: ma in qualche modo proprio il dolorosissimo infortunio di Chiellini, forse la peggiore rinuncia che potesse capitare ai Campioni, dimostra quanto sia invece importante avere soluzioni alternative di primissimo ordine.

La grandezza della rosa della Juve è proprio nella capacità di poter provare ad assorbire anche la peggiore delle assenze, che invece metterebbe in crisi parecchie – forse tutte – le concorrenti.

Che la Juve abbia sfoggiato intuito e capacità di intervento sul mercato è evidente negli acquisti: per aver preso Ramsey con largo anticipo, Rabiot all’alba dell’estate ed essere riuscita a strappare il sì dell’Ajax e di De Ligt che avevano dieci proposte sul tavolo.

Però, si dice, è in uscita che la Juve non è riuscita a far ciò che voleva. Un’osservazione solo apparentemente vera.

Già, perché questo è stato un mercato condizionato dalle plusvalenze e dominato dai prestiti. Anche eccellenti.

Ha prestato i suoi campioni l’Inter – e il caso Icardi al Psg ha tenuto banco fino alle battute finali – ha prestato i suoi grandi giocatori l’Arsenal, con Mkhitaryan come esempio, lo ha fatto il Manchester United con Sanchez e Smalling, il Barcellona con Rafinha e Coutinho, lo ha fatto l’Atletico Madrid, così come il Chelsea con Drinkwater, il Psg con il portiere campione del mondo, Areola, e la lista potrebbe andare avanti all’infinito.

La Juve, no. La Juve, questa la differenza, ha provato – dopo esserci riuscita con Cancelo o Kean per fare due nomi – sì a vendere i suoi giocatori, magari senza riuscirci, ma non ha mai pensato come abbiamo visto di prestarli, facilitando le uscite.

Parliamoci chiaro: se avesse proposto Higuain in prestito, non ci sarebbe stata mezza Europa disposta a prenderlo, raddoppiandogli magari l’ingaggio?

Se avesse proposto Dybala in prestito, non ci sarebbe stata quasi tutta Europa disposta a prenderlo, raddoppiandogli magari l’ingaggio e offrendogli anche qualche bonus appetitoso?

La Juve, semplicemente, non ha fatto ricorso al mezzo attualmente più in voga per piazzare i giocatori: il prestito, spesso addirittura senza condizioni. Uno strumento, sia chiaro, più che lecito.

Ma perché prendersela con la Juve che di fronte alla possibilità di «regalare» per un anno un suo campione – perché questo vuol dire in fondo il prestito – preferisce invece tenerseli stretti e gestire la concorrenza interna?

E’ stata questa, in fondo, la grande differenza del mercato della Juve rispetto al comportamento di una gran parte dei club europei.

Con l’aggiunta di una qualità che non sembra tanto di moda e invece va apprezzata e sottolineata: la flessibilità e la capacità di sapersi anche ricredere.

Non è un mistero che nel corso dell’estate si sia anche pensato alla possibilità di cedere Matuidi, Khedira e Higuain.

Ma se loro sono stati bravi a tenere alta la concentrazione; se la Juve è stata bravissima a ricredersi, arrivando a decidere sull’opportunità di confermarli;

Se l’allenatore non si è fatto condizionare minimamente e li ha schierati addirittura titolari; se alla fine sono stati forse i tre migliori in campo contro il Napoli, tutto questo non è piuttosto un merito?