Mariella Scirea: “Gaetano, portava i tifosi a cena a casa”

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Mariella Scirea ha raccontato il marito Gaetano, a trent’anni dalla sua scomparsa:

Ecco le sue parole ai microfoni di Radio Bianconera:

Allora non c’erano i telefonini. Lui prendeva i tifosi in via Filadelfia e chiedeva loro da dove arrivassero: tanti venivano dalla Sicilia o da lontano“.

“Chiedeva dove andavano a mangiare e diceva loro: “Seguitemi con la macchina”. Suonava il campanello e mi diceva: “Ciao amore” e io dicevo “Quanti siete?”. Ormai mi ero rassegnata: lo dovevo accettare così com’era”.

Era un uomo giovane con il senso del dovere. Lo voglio ricordare come un ragazzo di 36 anni speciale. Sono passati 30 anni ed è stato ricordato e festeggiato da tutti”.

“Ha lasciato un segno indelebile nella sua breve vita. Io ho una maglia di un giocatore dell’Atletico che io non conosco. Questo giocatore ha chiamato la Juve e ha detto: “Verrò a Torino e vi consegnerò la sua maglia”. Io e Riccardo abbiamo trovato la maglia di questo giocatore dell’Atletico”.

“Questo per dire che la storia di Gaetano non ha solo confini italiani. Non so cosa avesse di speciale, so solo che era speciale. Oggi un personaggio come lui fa notizia proprio perché è un po’ anomalo”.

“Un giocatore con più di 550 partite con la Juventus, ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Il fatto che lui non abbia mai avuto un’espulsione oggi diventa un caso”.

La signora Scirea, racconta come ha conosciuto Gaetano:

Io studiavo e lavoravo qua a Torino ed ero in una pensione per studenti. Il proprietario era socio dell’allenatore della Juve Primavera”.

“Una sera vennero a mangiare nella pensione i giocatori della Primavera: quando ci siamo visti è stato un colpo di fulmine per entrambi”.

“Com’era come padre? Era molto affettuoso, gli dedicava tempo a 360°. Ogni volta che andava in trasferta non dimenticava mai di spedire una cartolina per Riccardo e scriveva: “Tuo papà”. I litigi? Mi faceva arrabbiare perché in macchina era calmo e andava piano. Allora si fermava, mi apriva la portiera e mi diceva: “Guida tu””.