“La Gazzetta”: Ecco perchè la Juve può permettersi questi colpi di mercato

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Superbo editoriale stamane sulla Gazzetta dello Sport che spiega magistralmente i motivi che portano la Juventus a dominare a livello globale nel mercato o meglio nel calciomercato.

Cristiano Ronaldo nel 2018, Matthijs de Ligt nel 2019. Il piano di crescita internazionale della Juventus, con vista sul 2024, è nel pieno della sua fase espansiva, in termini di investimenti”, si legge sulla Gazza.

E ancora: “Acquisti clamorosi, e costosissimi, che alimentano il chiacchiericcio dei tifosi. La Signora può permettersi tutte queste spese? La risposta, a bruciapelo, è sì”.

Con una postilla: c’è un fattore di rischio aziendale che la presidenza Andrea Agnelli, a un certo punto del suo percorso avviato nel 2010, ha deciso di assumersi perché ritenuto inevitabile per compiere il definitivo salto di qualità in un settore, quello del calcio globale, sempre più polarizzato attorno a pochi marchi”.

Scrive il quotidiano: “La svolta è stata con CR7, acquistato per 100 milioni dal Real più 15 di contributi e commissioni capitalizzati: tra ammortamento e ingaggio il portoghese pesa annualmente a bilancio circa 85 milioni”.

E in effetti già nella semestrale della scorsa stagione si sono riscontrati i maggiori costi per il club bianconero: +35% per gli stipendi, +47% per gli ammortamenti”.

“La spesa sportiva costituita dalle due voci ammontava la scorsa stagione a circa 450 milioni”.

“E’ vero che i ricavi sono schizzati da subito grazie al traino di Ronaldo: dal bonus del rinnovo di Adidas al quasi raddoppio del merchandising all’incremento del botteghino”, certifica ‘La Rosea’.

Il fatturato, al netto delle operazioni di calciomercato, ha cominciato a subire una bella scossa, dopo essersi attestato sopra quota 400 milioni: le stime del 2018-19 parlano di oltre 450 milioni”.

“Pare che l’operazione Ronaldo, dal punto di vista dei costi-benefici economici, sia andata meglio delle previsioni, riguardo alla tempistica”.

“In ogni caso la gestione contabile della Juve si è appesantita, tant’è che dopo tre utili di fila e il -19 milioni del 2017-18, per l’esercizio chiuso al 30 giugno banca Imi stimava una perdita di oltre 60 milioni”.

Qui, però, subentra il trading. Nel 2018-19 il management bianconero ha continuato fino all’ultimo giorno disponibile con le dismissioni redditizie, contando su un parco di talenti diffuso: le plusvalenze hanno superato quota 120 milioni consentendo, assieme a maggiori ricavi commerciali rispetto alle stime, un cospicuo contenimento del deficit”.

Continua ancora La Gazzetta dello Sport: “E arriviamo a De Ligt. In questa sessione la Juventus sta ancora investendo parecchio”.

L’olandese è stato preso per 75 milioni più 10,5 di commissioni: il suo peso annuale a bilancio, di solo ammortamento, è di circa 17 milioni”.

Finora, considerando tutte le entrate (da Ramsey a Pellegrini a Rabiot) la maggiorazione dei costi annuali è di circa 70 milioni, che andrebbero teoricamente ad aggiungersi ai 450 del 2018-19″.

“Insostenibile. E infatti la Juve ha già pianificato una serie di cessioni per alleggerire ammortamenti e monte-stipendi”.

“Considerato che le cessioni di Orsolini, Spinazzola e Rogerio sono state iscritte nell’esercizio 2018-19, per il 2019-20 siamo ancora a zero uscite”.

D’ora in poi si farà cassa e si libereranno risorse. D’altronde il trading è diventato per la Juve una componente caratteristica nella torta dei ricavi: negli ultimi anni le sole plusvalenze, quindi escludendo prestiti e premi, hanno fruttato 140 milioni nel 2016-17, 94 nel 2017-18 e oltre 120 nel 2018-19″.

“Insomma, – scrive la Gazzetta – alla Continassa si ragiona ormai su un extra-tesoretto di almeno un centinaio di milioni dal trading, in aggiunta alle entrate tipiche che quest’anno potrebbero superare il mezzo miliardo. Parallelamente è aumentato il debito”.

“L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2018 ha toccato quota 384 milioni e a febbraio il club ha piazzato un bond da 175 milioni per ristrutturare le esposizioni e dare più tempo al piano di crescita”.

Visto che Exor continua a imporre l’autosufficienza, nel medio termine sarà fondamentale un’ulteriore, sostenuta crescita del fatturato per far tornare i conti (si è in attesa, per esempio, del rinnovo della sponsorship con Jeep)”.

“E’ il fattore di rischio di cui parlavamo all’inizio: Agnelli ha alzato l’asticella delle spese, con una ricaduta in termini di competitività sportiva e appeal commerciale, puntando sulla conquista dei mercati globali. Un azzardo. Ragionato, oltre che necessario”, conclude la Gazzetta.