Juve, tante le novità dell’era Sarri che affascinano i tifosi

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Tutte le novità dell’era Sarri, ce le spiega stamane La Gazzetta dello Sport con un meraviglioso articolo.

Maurizio Sarri ha vissuto la sua ora zero, il giorno di inizio ritiro, e i giocatori sapevano prima di entrare alla Continassa che il nuovo anno non sarebbe stato simile al precedente.

La nuova sfida è inseguire i soliti obiettivi – scudetto e Champions, senza giri di parole – con una strada nuova: il gioco, il possesso palla, in un certo senso l’estetica.

La soluzione è piuttosto antistorica – la Juve, un po’ nei fatti, un po’ per luogo comune, è squadra concreta – ma non in contrasto con l’eterna rincorsa alla vittoria.

Il bel gioco per Sarri non è un obiettivo, ma un mezzo: non si gioca bene per divertire, si gioca bene perché quello è il modo migliore per arrivare alla vittoria.

Sarri personifica il concetto: nasce come allenatore attentissimo alla fase difensiva, sacchiano ai massimi livelli nella cura della linea difensiva, e solo a Empoli e Napoli diventa un paradigma di spettacolarità.

Negli anni si è completato, è cresciuto assorbendo influenze internazionali (Guardiola…) e così vuole fare la Juve: pescare da altre nazioni, aggiungere un Rabiot, un Ramsey, un De Ligt e alla fine conquistarla, quella maledetta Europa.

Tutto, come sempre con Sarri, comincerà dal lavoro sulla fase difensiva. Sul punto di arrivo del percorso, invece, si possono fare solo ipotesi:

la Juve dovrebbe comandare il gioco più che in passato, cercherà di recuperare la palla più in alto, porterà più uomini sulla trequarti avversaria.

La sfida sarà fare tutto questo senza dimenticare le lezioni di Allegri: la solidità, il cinismo da grande squadra, la capacità di vincere le battaglie europee.

Guardare negli occhi il Real Madrid, il Barcellona, il City, il Tottenham e, crudelmente, eliminarli.

E allora, è quasi facile arrivare a una conclusione. In prima fila: Miralem Pjanic, il grande distributore, il play da cui tutto passa.

In seconda: Paulo Dybala e Douglas Costa, citati da Sarri nella sua prima uscita. Per quella questione del sistema di gioco, due ipotesi sembrano più sensate: il 4-3-3 e il 4- 3-1-2. Il mercato dipenderà anche da questo.

I tifosi mettono tutto insieme, immaginano due centrali tra Chiellini, Bonucci e De Ligt, un centrocampo mutante con qualità e fisico, esterni di qualità, il jolly Bernardeschi, Ronaldo e un paio di attaccanti centrali tra Mandzukic, Higuain, Kean e… Icardi.

Mettono tutto insieme e si chiedono: siamo arrivati alla Juve più forte dell’era Agnelli? Domanda complicata ma affascinante, quasi da videogioco.

Come finirebbe una partita tra questa Juve e quella del 2015 con Marchisio, Pirlo, Pogba e Vidal?

La squadra delle 5 stelle, con Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain, reggerebbe il confronto?

Pronostici. Primo:questa Juve, anche senza Cancelo, sembra superiore alla versione 5.0 di Allegri, vista fino a maggio.

Rabiot e Ramsey danno un’altra marcia al centrocampo. Secondo: i quattro centrocampisti del 2015 sono un mix non eguagliato di classe, potenza ed efficacia in zona porta, ma l’attacco del 2019, anche solo per Ronaldo,è largamente superiore.

E le alternative sono più varie, più forti. Alla fine, guardare le formazioni-tipo di ogni stagione aiuta a capire:

La Juventus, dal 2011 a oggi, ha aumentato la forza e la profondità della rosa. Ha quasi sempre trovato il modo per migliorarsi e anche per questo l’estate 2019, per uno juventino, rischia di essere la più affascinante del decennio.

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