La Uefa stanga Neymar: squalifica di 3 turni per gli insulti all’arbitro sui social

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L’Organo di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA ha sanzionato l’attaccante brasiliano del Paris Saint Germain, Neymar, con tre giornate di squalifica.

A seguito della gara di Champions League tra il PsG e il Manchester United, il calciatore si era reso protagonista di una serie di insulti pubblicati sui social, indirizzati al direttore di gara.

Neymar, non presente in campo a causa di un infortunio, alla fine della gara, terminata con la vittoria dei Red Devils per 3-1, aveva commentato duramente le decisioni arbitrali attraverso il suo profilo ufficiale Instagram.

Neymar ha pubblicato l’immagine del fallo di mano di Kimpembe, accompagnandola con le parole:

“Questa è una vergogna. Mettono quattro persone che non capiscono di calcio a controllare le immagini. Non esiste! Come fa il ragazzo a colpire di mano se è girato di spalle? Ma vaf**”.

Parole dure dirette al direttore di gara Skomina e gli addetti al Var, scatenate dal rigore assegnato in pieno recupero, che era costato la sconfitta del PsG con il Manchester United, e la conseguente uscita negli ottavi di Champions League.

Per quelle parole la commissione disciplinare dell’Uefa ha deciso di sanzionare pesantemente Neymar con tre giornate di squalifica per “atti offensivi e molestie contro gli ufficiali di gara”.

Quella di Neymar non è la prima squalifica legata alle esternazioni sui social network.
Dopo la partita tra Croazia e Spagna di Nations League (finita 3-2 per la nazionale di Dalic), aveva fatto molto clamore il video postato da Lovren
in cui, rivolgendosi a Ramos, pronunciava: “Gli ho dato una bella gomitata”.
In quell’occasione la Uefa lo ha squalificato per una giornata, da scontare in Nazionale contro l’Azerbaijan e non in Champions League.

Intanto il brasiliano Neymar si appresta a giocare la finale di Coppa di Francia contro il Rennes, anche dopo la ‘fuga’ a Torino, che non ha indisposto l’allenatore del PsG, Thomas Tuchel, che ha commentato: “Non sono suo padre, né un poliziotto”.