Ancelotti, estirpare il razzismo: non se ne può più, all’estero queste cose sono state debellate

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Ancelotti sul razzismo è sconfortato, ma anche determinato a combatterlo.

Quello che è successo a Koulibaly è la punta dell’ iceberg, la piaga del razzismo è molto più diffusa.

Dice Ancelotti: “Il razzismo è un problema italiano, a San Siro c’è stato poco da ridere“.

Ho avuto la fortuna di stare nove anni all’estero e queste cose sono state debellate . Non si può fare, si deve fare“.

Ancora Ancelotti: “Non se ne può più, anche a Bologna un giocatore di vent’anni l’altro giorno è stato insultato (il riferimento è al giovane Kean), non ha senso. Il calcio italiano non è cambiato, gli ignoranti e maleducati continuano ad andare negli stadi e per loro serve un corso di educazione, senso civico e rispetto“.

Per rendersi conto quanto Carlo Ancelotti abbia ragione, basta pensare a quello che è successo durante una partita del campionato Juniores della provincia di Parma. La partita è tra Marzolara e Fontanellato.

Quello che è accaduto lo racconta il presidente del Fontanellato, Roberto Meli; “Sin dal fischio d’inizio, il giocatore Maurice Diakité è stato bersaglio di insulti razzisti da parte del “pubblico di casa”. Diakité ha firmato il gol del momentaneo vantaggio per il Fontanellato, con fischi e insulti che sono saliti a dismisura”.

“Non solo, nel finale di gara è scoppiata poi la rissa sugli spalti: i protagonisti sono stati i genitori e gli stessi giocatori poi espulsi dal direttore di gara. Uno spettacolo indecoroso, che ha visto poi l’intervento dei Carabinieri di zona“.

Carlo Ancelotti è tornato sul tema del  razzismo nel corso di un intervento all’Università Vanvitelli a Napoli sulla gestione del gruppo in una squadra di calcio.

Ha anche colto l’occasione per precisare il suo pensiero sull’interruzione delle partite in caso di cori razzisti: “Ho sentito dire ‘Ancelotti non può decidere di sospendere una partita’, ma forse quando parlo non mi faccio capire.

Non ho mai chiesto di sospendere le partite, so bene che se 60.000 persone devono uscire dallo stadio ci sono problemi. Ma in caso di cori razzisti le partite si devono interrompere, si aspetta qualche minuto e poi si riprende.

“Ho sentito un’intervista del presidente della Federcalcio Gravina e so che la federazione sta facendo dei passi per semplificare questa norma. Questo è giusto ma ricordiamoci anche che la norma c’è ed è già applicabile quando c’è un insulto territoriale o razziale e a Milano non è stata applicata”.

“In Bologna-Juve ci sono stati gli insulti a un ragazzo: la partita si ferma temporaneamente, si fa un annuncio, e poi si ricomincia. Si fa così anche per la pioggia, nel 2000 (si riferisce a Perugia-Juve, ndr) aspettammo due ore per riprendere“.

Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina  sta con Ancelotti: “Partite temporaneamente interrotte al primo coro razzista“.