Moggi: “Così la Juve perse lo scudetto contro Lazio e Roma”

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Luciano Moggi, storico ex dirigente della Juventus, torna a farsi sentire sulle pagine di Libero: La verità che nessun vuol ricordare sugli scudetti di Roma e Lazio”.

L’ex dirigente juventino scrive:

“Abbiamo ritenuto opportuno far seguito a quanto scritto sabato per dare dimostrazione di come avessimo le istituzioni contro , la prova la forniscono due campionati: 1999-2000 vinto dalla Lazio e 2000-2001 vinto dalla Roma e la Supercoppa che si disputò a New York nel 2003. Nel 1999-2000 vinse il titolo la Lazio di Cragnotti, seconda la Juventus. Era l’ anno del Giubileo”.

“A determinare la sconfitta dei bianconeri – continua Moggi –, fu il nubifragio di Perugia durante Perugia-Juventus, ma soprattutto i 74′ minuti imposti da Collina tra un tempo e l’ altro. Quando l’ arbitro viareggino ordinò di riprendere il gioco, il campo, intriso d’ acqua, non garantiva certezze di integrità fisica per gli atleti. Eppure lui riuscì anche ad espellere Zambrotta, reo di essere scivolato in acqua, senza saper nuotare”.

“La Juventus poteva ritirare la squadra trascorsi 45′ in luogo dei 15′ regolamentari” – prosegue Moggi –, “ma non lo fece per non essere tacciata da arrogante e perse partita e titolo. Alla fine della gara, ad uscire trionfanti furono Collina e il designatore Paolo Bergamo che si guardò bene dall’ordinare all’arbitro la sospensione della gara. Riavemmo Collina negli States nel 2003, in campo a New York contro il Milan per la Supercoppa, e questa volta non per sorteggio, ma perché designato”.

L’ex dirigente juventino prosegue:

“Evidentemente Bergamo era affezionato all’arbitro di Viareggio che, anche in questa occasione, non si smentì: ci fischiò un rigore contro a due minuti dal termine del primo tempo supplementare. E siccome a quel tempo esisteva il Golden Gol avremmo perso anche la Supercoppa alla fine di quel primo tempo se Trezeguet non avesse inventato una delle sue giocate a un minuto dal termine, pareggiando il rigore subito appena un minuto prima. Vincemmo poi il titolo ai penalty, forse perché Collina non poteva sostituirsi al portiere milanista. Per notizia alle 8.30 di quella mattina, stavano a colazione Meani e Collina nell’albergo dove soggiornava la terna arbitrale e il dirigente addetto agli arbitri del Milan che non poteva esserci, per regolamento, perché era la Juventus a giocare in casa”.

“Nel 2000-2001 vinceva il titolo la Roma” – ricorda l’ex dirigente bianconero-. “La partita che decise l’ assegnazione del titolo fu Juventus-Roma: se avesse vinto la squadra bianconera si portava a casa il titolo, in caso di pareggio sarebbe stata la Roma a fregiarsene. La Roma pareggiò, vinse il campionato e la Juve ancora seconda. Ma anche in questa circostanza una mossa, ad essere buoni da definire intempestiva ad essere maligni da definire vergognosa, permise alla Roma di utilizzare Nakata che fino a quel momento non era mai potuto scendere in campo perché extracomunitario”.

Moggi ricorda: “La legge fu cambiata in tutta fretta la settimana stessa di quella partita e chi la cambiò fu il commissario della Figc, Gianni Petrucci, che qualche anno prima aveva ricoperto la carica di direttore generale della Roma. E Nakata segnò un gol e fece l’ assist per il secondo che determinò il pareggio. Che dire di più? Ci sembra proprio difficile poter affermare che le istituzioni, nonché il designatore (indagato come nostro sodale) fossero a disposizione della Juve”.

Conclude Moggi: “Ci hanno ritenuti poi così potenti da soggiogare i media al nostro volere. E pensare che i giornalisti ci avevano definiti “bugiardi” e non credevano, nei nostri racconti. Mentre, al contrario, ci risulta che dalle altre parti avessero un giornalista informatore, al quale in cambio fornivano aiuti per evitargli di pagare multe per violazione del codice stradale. È proprio strano e variegato il mondo in cui viviamo!”.