Intervista a Zoff tra Nazionale Italiana e Olanda

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Altro test per la nuova Italia di Mancini: dopo Arabia Saudita e Francia, il test con l’Olanda, un’altra nazionale delusa, fuori dal Mondiale che sta ricostruendo il suo futuro.
Il quotidiano “Repubblica” intervista Dino Zoff a proposito della partita tra Italia e Olanda che ha visto l’ex portiere della Nazionale più volte protagonista in queste sfide. Da giocatore, nel 1974 nel Mondiale in Argentina, quando al secondo turno per due tiri da oltre trenta metri perse la finale.
Per Zoff tante critiche, una partita che ancora pesa: “Di quella sfida non parlo…”

E allora cominciamo da quella partita al cadiopalma degli Europei del 2000 con lei in panchina. In dieci per 60′ con due rigori parati da Toldo nei novanti minuti e poi la vittoria arrivata proprio ai calci di rigori col cucchiaio di Totti
“Una bella nazionale che giocò alla grande tutto l’Europeo e lo perse in finale all’ultimo minuto con la Francia. Una vera beffa. Quella con l’Olanda fu la partita più difficile e sofferta: giocavano in casa, fu espulso Zambrotta al 33′ e Toldo fece tanti miracoli sui rigori. Ma meritammo la vittoria se non altro per il carattere messo in campo dagli azzurri. Ricordo ancora Del Piero che fece il tornante sulla fascia. Però fu una partita tra due grandi nazionali, ricca di talenti”.

Diversa da quella dell’ottobre del 1974. Era la prima partita dopo il disastro del mondiale: somiglia tanto a quella di domani sera…
“Sì, mi sembra che per noi la situazione sia simile.  Anche quella fu l’inizio della nostra ricostruzione. Devo dire che c’era un po’ di confusione: Fulvio Bernardini non si capiva bene se fosse il CT definitivo, più di 40 convocati a Coverciano, in azzurri giocatori che era chiaro mai avrebbero potuto giocare a certi livelli. E poi volevamo copiare il gioco degli olandesi che proprio non faceva al caso nostro. Perdemmo 3-1 e ci andò bene. Meno male che il tempo degli esperimenti durò poco”.

Mancini ha cominciato con 30 convocati…
“Tanti, ma sempre meno dei più di 50 giocatori che Ventura ha portato nei vari stage a Coverciano: senza fare nomi ma molti di quelli non li vedremo mai più in maglia azzurra. Il CT deve avere idee chiare, puntare su un gruppo e lavorare su quello”.

La squadra vista contro la Francia come le sembra?
“Ho letto tante critiche ma quella Nazionale non mi è dispiaciuta: ha sofferto solo in contropiede, poi la partita se l’è giocata alla pari. Il gruppo c’è, Mancini è bravo, è una garanzia, facciamolo lavorare in pace e diamogli un po’ di tempo. Ci sono anche altri giovani nel nostro campionato, devono crescere senza troppe pressioni e torneremo ad essere forti”.

Dobbiamo trovare anche un gioco
“Noi dobbiamo solo smettere di copiare, seguire le mode e guardare all’estero. Dobbiamo ricordarci di essere “italiani” e sfruttare le nostre caratteristiche: fantasia, imprevedibilità, estro. Lasciamo perdere il tic e tac, il giro palla ossessivo e tutte quelle cose che non ci appartengono. Quando arrivò Bearzot spazzò via la moda del calcio olandese, ridiede spazio ai talenti e riportò in Nazionale i nostri valori: iniziarono gli anni più belli per l’Italia fino al Mondiale di Spagna.

Fonte: Repubblica