Nazionale Italiana, Ventura: «Io capro espiatorio di tutti i mali»

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Gianpiero Ventura,  per la prima volta dopo la disfatta della nazionale italiana di calcio che è costata l’esonero dalla panchina azzurra ma soprattutto la clamorosa esclusione dal Mondiale in Russia, si è raccontato ieri sera a Che Tempo Che Fa. “Non vedere la Nazionale in una competizione del genere non era nemmeno immaginabile – dice il  tecnico -. La sofferenza degli italiani verrà mitigata dal tempo, la mia invece me la porterò sempre nel cuore”.

“IO DELEGITTIMATO” — “Sapevamo bene cosa ci aspettava quando abbiamo cominciato le qualificazioni mondiali – racconta -: una sola squadra qualificata, e noi eravamo nel girone della Spagna. Siamo arrivati allo scontro diretto con numeri importanti, sapendo che dovevamo batterli per andare al Mondiale o passare per gli spareggi. Abbiamo perso perché la Spagna era più forte di noi, anche se abbiamo provato a vincerla. C’era tanto entusiasmo attorno a noi prima di quella partita, ma un minuto dopo il fischio finale tutti hanno chiesto le mie dimissioni, nonostante quella fosse la prima sconfitta in un anno pieno di entusiasmo. C’è stata nei miei confronti una devastante delegittimazione esterna che ha influito su quello che è successo”.

Il tecnico poi rincara la dose: “Quando ho accettato di fare il c.t., Marcello Lippi doveva essere direttore tecnico a mia tutela e supporto. Abbiamo detto sì insieme, ma il giorno dopo lui non c’era più per un cavillo regolamentare (l’incompatibilità col ruolo di procuratore del figlio Davide, ndr) e io mi sono ritrovato da solo in un ruolo che non conoscevo. Ho svolto il doppio incarico per un anno, e quando finalmente il presidente Tavecchio doveva ufficializzare la mia nomina anche a direttore tecnico ha cambiato idea, facendo un altro nome e delegittimandomi”.

E ancora: “Ma la mia voglia di Nazionale mi ha convinto a restare: eravamo imbattuti in quel momento e sono rimasto. Lo considero uno dei miei tanti errori, commessi nei miei 16 mesi da c.t. Dopo la Spagna ho sbagliato anche scelte tecniche, anche se in quel contesto di delegittimazione le scelte erano conseguenza del clima. Ho sbagliato a non dimettermi dopo la partita con Israele: dopo 10’ lo stadio fischiava e se i tifosi fischiano in una partita di qualificazione al Mondiale è evidente che qualcosa non va. Mi sono dimesso la partita dopo, contro la Macedonia. Ho detto ai dirigenti che non era possibile continuare, che era più giusto prendere qualcuno che portasse serenità ad una squadra con tanti giovani appena arrivati in Nazionale. Ma le dimissioni non sono state accettate. Avevo già detto al mio staff che dopo la Svezia, anche in caso di qualificazione, non sarei mai andato al Mondiale per il bene della Nazionale. Avevo anche già organizzato la conferenza stampa…”.

DIMISSIONI — Ventura confessa di aver pensato di andarsene dopo quella scelta. “Ma la mia voglia di Nazionale mi ha convinto a restare: eravamo imbattuti in quel momento e sono rimasto. Lo considero uno dei miei tanti errori, commessi nei miei 16 mesi da c.t. Dopo la Spagna ho sbagliato anche scelte tecniche, anche se in quel contesto di delegittimazione le scelte erano conseguenza del clima. Ho sbagliato a non dimettermi dopo la partita con Israele: dopo 10’ lo stadio fischiava e se i tifosi fischiano in una partita di qualificazione al Mondiale è evidente che qualcosa non va. Mi sono dimesso la partita dopo, contro la Macedonia. Ho detto ai dirigenti che non era possibile continuare, che era più giusto prendere qualcuno che portasse serenità ad una squadra con tanti giovani appena arrivati in Nazionale. Ma le dimissioni non sono state accettate. Avevo già detto al mio staff che dopo la Svezia, anche in caso di qualificazione, non sarei mai andato al Mondiale per il bene della Nazionale. Avevo anche già organizzato la conferenza stampa…”.